| Società - Attualità | |||
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| Scritto da Giulio Trivelli, Venerdì 27 Novembre 2009 17:11 | |||
Fu il monaco cristiano Simeone, fatto poi santo, ad inventare la curiosa pratica di professione di fede pubblica; questa infatti, consisteva nel vivere la propria vita di preghiera e penitenza su una piccola piattaforma, posta in cima ad una colonna. Da lì, la pratica dello stilitismo, ("stylos" in greco colonna) fu adottata per testimoniare la forza e la potenza nella dimostrazione di un pensiero.
Lungi da essere una mera digressione storica fine a se stessa, lo stilitismo, dimostra essere, un lontanissimo progenitore di un fenomeno assolutamente contemporaneo: il Flash mob. Il termine indica un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un'azione insolita, generalmente per un breve periodo di tempo, per poi successivamente disperdersi[1]. A differenza di un movimento, essere mobber - così si definiscono i partecipanti - non implica necessariamente l'adesione ad una, piuttosto che un'altra, ideologia o politica; in esso viene unicamente incoraggiata la piena libertà di espressione di chi ne partecipa. Rientrano nel flash mob anche simpatiche varianti come il freeze flash mob, che consiste in un evento in cui i partecipanti, ad una data ora, si fermano restando immobili fino al segnale di fine evento o le pillow fight, battaglie a colpi di cuscino, in luoghi pubblici come piazze o stazioni ferroviarie. A partire dal 2003, anno in cui, nella Grande Mela, sono stati dati i natali a queste particolari manifestazioni, si sono cominciate a diffondere, in tutto il mondo, le più bizzarre forme si flash mobbing: coreografie, canti, e persino la recitazione all'unisono della Costituzione. In quest'ultimo caso, è stata proprio una piazza della città di Firenze ad essere stata presa in prestito come palcoscenico; la manifestazione - la quale prevedeva il declamare dell'articolo nove della Costituzione Italiana - era stata ideata per rendere pubblico il dissenso verso la legge 133. Pianificare eventi di questo tipo, sarebbe molto complesso; ma ecco allora che sms e social network si fanno complici nell'organizzazione; basta infatti pochissimo tempo e con un "giro" di e-mail tutti i mobber vengono avvisati. Il vero meccanismo che si innesca, però, è quello della complicità; infatti è molto spesso il passa-parola ad essere il vero filone comunicativo; amici e parenti vengono avvertiti a patto che, luogo e orario della manifestazione, restino segreti fino al momento dello spettacolo. Il risultato, infatti, è indubbiamente scenografico; lo dimostrano i numerosi tributi a Michael Jackson che ormai si stanno celebrando a catena in ogni città d'Europa e del mondo. Il bello di questi flash mob, è che chiunque può improntarsi ballerino - dice una delle organizzatrici che presto vedrà messo in scena il suo mini spettacolo -; bastano pochi semplici passi da imparare e la mia scuola di danza, si è offerta di fare delle piccole prove, per rendere il tutto sincronizzato. Ho visto molti papà divertirsi un mondo - continua - molto più dei propri figli; sfogarsi poi gli fa bene, perché quello che veramente conta, in queste cose, è divertirsi. Divertirsi. Non è solo questo che spinge tutte queste persone a comportarsi così. Il primo a capire che dietro queste manifestazioni ci fosse innanzitutto la necessità di esprimere un pensiero - al di là della sua tipologia - è stato il sociologo americano Howard Rheingold, nel suo Smart Mobs: The Next Social Revolution" dove si parla di smart mobs, ossia mobilitazioni di massa sottesi a precisi scopi. Gli eventi, sono infatti, efficaci cartine al tornasole, che evidenziano il comportamento di individui - per dirla con le parole del sociologo Bauman - pienamente postmoderni; che vivono costantemente passioni tristi[2] e che necessitano di una folla in cui nascondersi, per esprimere la propria opinione. L'unico modo quindi, per impegnarsi in qualcosa, è quello di sapere che questa finirà in pochi minuti e non lascerà a suo seguito niente, se non un breve, simpatico ricordo nel tragitto tra il posto di lavoro o casa.
_______________ [2] Miguel Benasayag Gérard Schmit, L'epoca delle passioni tristi. Feltrinelli, 2004, pp.129, 15
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Fu il monaco cristiano Simeone, fatto poi santo, ad inventare la curiosa pratica di professione di fede pubblica; questa infatti, consisteva nel vivere la propria vita di preghiera e penitenza su una piccola piattaforma, posta in cima ad una colonna. Da lì, la pratica dello stilitismo, ("stylos" in greco colonna) fu adottata per testimoniare la forza e la potenza nella dimostrazione di un pensiero.
