Recensione 40 carati, suspence ad alta quota - Tra la 45esima e Madison Avenue, al Roosevelt Hotel nel cuore di Manhattan, c'è Nick Cassidy (Sam Worthington), in equilibrio su un cornicione di 35 centimetri a un'ottantina di metri di altezza, che minaccia di buttarsi giù. L'ex agente di polizia, evaso dal carcere, vuole riabilitare la propria reputazione e chiede di parlare con la psicologa Lydia Mercer (Elizabeth Banks), mediatrice per conto della polizia di New York. La richiesta non è casuale: Lydia, infatti, è nell'occhio del ciclone per aver fallito un recente caso analogo. La psicologa condivide il malessere di Cassidy di finire ingiustamente incastastrati.
Intanto, la notizia fa il giro della città, scatenando i media.
Mentre Nick rischia di perdere l'equilibrio da un momento all'altro, Lydia comincia a dubitare delle sue ragioni: la posta in gioco si alza, quali sono le vere intenzioni di Cassidy?
Diretto dal danese Asger Leth, 40 carati (il titolo originale della pellicola è letteralmente Man on a ledge, espressione usata dalla polizia per segnalare una persona in cima a un edificio con intenti suicidi) è un thriller ricco di colpi di scena, in cui niente è come sembra. L'idea principale su cui si fonda la storia è semplice, ma intrigante: un uomo in cima a un grattacielo, oggetto della curiosità morbosa da parte della folla. Spiega il produttore Lorenzo di Bonaventura: "Abbiamo parlato a molti poliziotti veterani e persone che si sono trovati nella stessa situazione e tutti asseriscono che circa il 50 percento delle persone che guardano da sotto sperano che la persona non si butti, ma l'altro 50 percento spera l'inverso".
Un altro punto di forza del film è l'effetto realistico delle scene, per cui lo spettatore condivide la vertigine del protagonista grazie all'accortezza di Leth (ha vinto il prestigioso DGA Award come miglior regista di documentari per Ghosts of Cité Soleil del 2006) di girare le scene ad alta quota: "Non sapevo se avrebbe trasportato la stessa sensazione dal cornicione vero al set, ma ho pensato che la nostra unica possibilità era di andare prima sul cornicione vero per provare il vero senso del vuoto, il verso senso del pericolo". Worthington, che soffre di vertigini, non si è tirato indietro accettando la sfida con buona dose di ironia: "Impossibile prepararsi, devi solo uscire dalla finestra e farlo. Gli stuntman ti possono dire che effetto fa, ma è come innamorarsi. Fino a quando non capita a te è difficile da immaginare".




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