A.C.A.B. All cops are bastards, esordio al cinema per il regista Stefano Sollima, ci mostra quattro uomini alle prese con un lavoro pesante e ingrato, quello della polizia celere. Non sono né eroi né uomini perfetti, spesso fanno errori, spesso hanno delle vite complicate; amano e odiano al tempo stesso il loro lavoro, condotto in una società complessa e densa di tensioni sociali, con uno Stato che non sempre è al loro fianco e con una politica che cavalca l’onda di quello che gli fa comodo.
Lo spirito di gruppo, la coesione quasi fraterna con i colleghi, in molti casi è l’unico modo con cui affrontare le difficoltà, componenti che rischiano troppo spesso di trasformarsi in rabbia, in autogestione della giustizia, in abuso del proprio ruolo.
Per noi spettatori, abituati dalla fiction a vedere i poliziotti come eroi, all’inizio è dura stare a guardare il ritratto che Sollima fa dei suoi protagonisti, ma se ci spoglia dei preconcetti ci si rende conto che il discorso è più complesso: A.C.A.B. non vuole offrire un ritratto esaustivo della polizia, né additare i buoni o i cattivi, ma cerca piuttosto di mettere in luce alcune dinamiche che - volente o nolente - esistono nell’attuale società italiana, facendo scorrere sotto i nostri occhi pagine recenti e puntuali delle nostre cronache, raccontando meccanismi d’odio che si possono rintracciare ovunque, ben al di là del mondo della polizia e dei criminali.
Il risultato è un film dal ritmo serrato e dalla tensione costante, con uno stile proprio, esplicito e forte nel narrare la violenza, ma mai gratuito o brutale, anche quando di violenza brutale si parla. I suoi personaggi scomodi e a volte detestabili si stagliano intensi sulla pellicola con le loro inaspettate sfumature, grazie ai bravi sceneggiatori e a un cast del tutto credibile, dalle conferme di Piefrancesco Favino, Filippo Nigro, e Marco Giallini, a un meno noto Domenico Diele, che regge perfettamente il confronto con i suoi bravissimi colleghi.
Si possono non condividere le scelte di contenuto che hanno fatto gli autori, ma non si può negare di avere davanti un film ben fatto, coraggioso e originale, che tratta temi reali e necessari e che, anche solo nel farsi criticare, apre enormi possibilità di dibattito e riflessione. Cos’altro gli occorre per essere definito un bel film?
Recensione “A.C.A.B. all cops are bastards”. Un pugno allo stomaco di qualità
Scritto da Nicole Botti
il 27 gennaio 2012 alle 08:00
(3 mesi, 3 settimane fa)
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