Recensione L'arte di vincere, Brad Pitt batte se stesso - La squadra di baseball degli Oakland Athletics naviga in pessime acque. Il general manager Billy Beane (Brad Pitt) è costretto a perdere i suoi giocatori migliori che emigrano verso compensi da capogiri. Billy deve escogitare un modo per rimettere in sesto la squadra con un budget irrisorio.
Decide di ingaggiare il giovane economista Peter Brand (Jonah Hill) con cui s'immerge nel magico mondo delle statistiche che rivela prospettive sorprendenti. Incuranti della diffidenza di media e tifosi, contro le proteste dello stesso allenatore (Philip Seymour Hoffman), Billy e Peter sfidano il sistema, gettando nuova luce su problemi di strategie e tattiche ignorati: richiamano in campo giocatori sottovalutati dal mercato e finiranno per sottoscrivere una pagina esaltante nella storia dello sport.
Diretto da Bennett Miller (Truman Capote – A sangue freddo), L'arte di vincere è ispirato alla storia vera di Billy Beane capace di rivoluzionare il mondo del baseball. Tratto dal besteller di Michael Lewis per la sceneggiatura di Aaron Sorkin (The Social Network), L'arte di vincere è un progetto fortemente voluto dallo stesso Brad Pitt, co-produttore della pellicola. Acclamato da critica e pubblico, il film racconta la storia di un'avvincente rivalsa con effervescente retrogusto umoristico. Ottimo cast con un impeccabile Brad Pitt da Oscar.
Recensione L'arte di vincere, Brad Pitt batte se stesso
“L’arte di vincere è una classica storia di perdenti. Vanno contro il sistema. Come potranno sopravvivere? Come andranno a competere? Anche se mostreranno il loro talento, saranno risucchiati dal mercato e dalle squadre con tanti soldi. Per questi ragazzi tutto è stato già deciso, non potevano combattere la guerra di altri, avrebbero perso in ogni caso. Hanno dovuto esaminare di nuovo tutto, ricercare nuove conoscenze, trovare una nuova forma di giustizia.” (Brad Pitt)
Scritto da Carla Paulazzo
il 26 gennaio 2012 alle 15:15
(3 mesi, 3 settimane fa)
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