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Stendhal, la trama del contrasto ne Il rosso e il nero

01/01/2012 08:03
Stendhal la trama del contrasto ne Il rosso il nero

'Promenades dans Rome' svela un'ammrazione di Stendhal per la città eterna, mista a delusione

È da poco uscito in Francia Promenades dans Rome (Passeggiate a Roma, Diane de Selliers Editeur, 480 pp., 60 Euro), secondo volume dell’opera di Stendhal, anticipato un anno fa da Rome, Naples et Florence (Roma, Napoli e Firenze). Qui l’autore ripercorre nel suo viaggio del 1817 le sensazioni che la città gli restituiva: “Ho appena trascorso 50 giorni per ammirare e indignarmi. Che esperienza la Roma antica (…) se la sua cattiva stella non avesse voluto che quella attuale fosse costruita su quella antica. Il Colosseo, il Pantheon (…) Abbiamo finito per vagare quasi a caso. Abbiamo assaggiato la gioia di essere a Roma liberamente, e senza pensare al dovere di vedere”. Il suo disappunto è quello della città moderna che surclassa quella antica: ma nel volume si dipanano 170 opere di artisti contemporanei di Stendhal, da Corot ad Ingres che dipinsero scorci romani  e che così creano meno rancore per questo distacco.

Lo stesso Il rosso e il nero (disponibile anche in ebook) opera di Stendhal (vero nome, Henri Beyle) è l’emblema del senso del contrasto, vivo più che mai nei romantici e in lui capace di grande comunicazione. Julien Sorel – protagonista del romanzo – è in contrasto tra amore e politica, tra sentimenti opposti che mal si uniscono. “È l’unica commedia alla quale posso essere sensibile. – dice il protagonista - Sì, coprire di ridicolo questo essere odioso che si chiama Io, mi divertirà. Se dessi retta e me stesso, commetterei qualche delitto, pur di distrarmi”.

Julien Sorel da umili origini – figlio del proprietario di una segheria - si erge e difensore del fine che giustifica  mezzi, s’innamora di due donne – la signora Madame de Rênal e la giovane Mathilde de la Mole -, mette incinta quest’ultima, viene accusato di essere un cacciatore di dote, è condannato alla ghigliottina e, quando muore la sua testa è baciata da Mathilde, mentre la traditrice Madame de Rênal perisce dopo tre giorni. Sorel è l’emblema della vista dello stesso Stendhal, che da viaggiatore di Roma avverte la discrepanza tra attualità e senso dell’eroismo, tra ciò che in potenza l’uomo può realizzare e ciò che le necessità – crisi economiche permettendo – impongono.

“Lasciatemi alla mia vita ideale. Le vostre piccole inquietudini, i vostri particolari della vita reale, più o meno urtanti per me, mi strapperebbero dal cielo. Si muore come si può: io non voglio pensare alla morte che a modo mio. Che cosa m’importa degli altri, i miei rapporti con gli altri stanno per essere troncati bruscamente. Per favore, non parlatemi più di questa gente: è già abbastanza dover vedere il giudice  del’avvocato” dice il protagonista nel XL capitolo. Stendhal è consapevole di tale elemento straniante che lo porta a nascondere il buon senso per giungere ad un obbiettivo, e spesso se ne pente, come il suo protagonista quando apprende che Mathilde è incinta: “Questa notizia stupì profondamente Julien. Per poco egli non dimenticò tutti i principi della sua condotta: ‘Come posso essere volontariamente freddo ed offensivo con questa povera creatura che si rovina per me’. Se Mathilde appariva un po’ sofferente, anche nei giorni in cui la saggezza faceva udire la sua terribile voce, Julien non aveva più il coraggio di rivolgerle una di quelle parole crudeli così indispensabili, in base alla sua stessa esperienza, per la durata del loro amore” (cap. XXXIII).

Tutta questa bassezza dei sentimenti, giustificati poi però da chi li prova è anche il motivo dell’attualità del romanzo: non a caso un personaggio simile a Julien Sorel, Fabrice del Dongo protagonista de La Charteuse de Parme sarà portato in televisione nel 2012 in una fiction interpretata da Alessandra Mastronardi e Rodrigo Guirao Diaz e diretta da Cinzia TH Torrini. Lo stesso Il rosso e il nero è stato portato in tv nel 1997, interpretato da Kim Rossi Stuart e diretto da Jean-Daniel Verhaeghe

La vita di Stendhal è forse l’emblema migliore di come la sua quotidianità non possa essere esposta meglio che in romanzo: ossia come per scrivere bene occorre vivere bene, immergersi in situazioni che poi non trovano sfogo che nel fatto di comunicarle. A Vienna Stendhal si trovò un'amante, Babet Rothe che poi si disinteressò di lui; a Milano s’innamorò non ricambiato di Metilde Viscontini Dembowski, che gl’ispirò il de l’Amour, secondo cui il vero amore è inappagato e quindi esige contemplazione senza eros. Nel 1830 Stendhal ricevette la dichiarazione d'amore della senese Giulia Rinieri de' Rocchi, lei era pronta a sposarlo, lui chiese al tutore la mano ma ottenne un rifiuto, facendo sì che restasse sua amante per tutta la vita, nonostante lei si fosse sposata.

Lo stesso spaesamento di fronte alla realtà si ha con la cosiddetta Sindrome di Stendhal: la natura umana, vista raffigurata in un quadro ci procura una tale estasi da indurci ad uno svenimento. È quindi la rappresentazione dell’oggetto stesso – non l’oggetto – a  creare scompiglio, ossia il fatto che sia più perfetta della realtà rappresentata. “Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati – dice Stendhal - Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”.  La stessa psicologia di Julien Sorel è così pervasa di immaginazione - che si rispecchia nella sua vita - da permettere simile identificazione: è sempre meglio innamorarsi di una finzione che non innamorarsi per nulla, sembra dire. In Stendhal “è Roma a campeggiare, col suo patriziato violento e voluttuoso, con la sua gente generosa ma avida di godimento, le sue terribili corti di giustizia, i suoi intrighi, nel succedersi di papi e di governi” (Massimo Colesanti, Stendhal. Le regole del gioco, Garzanti, 1983, p. 245)

Così il volume Promenades dans Rome ci induce a credere di più in Stendhal sognatore, grande cantore della fugacità della felicità che solo attraverso l’ambizione possiamo misurare.

 
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