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Recensione film Big Mama: tale padre tale figlio. Il travestimento delude le risate

08/07/2011 10:07
Recensione film Big Mama tale padre tale figlio. Il travestimento delude le risate

Torna l'agente dell'FBI travestito, dopo il successo del 2000

L'agente dell'FBI Malcolm Turner e il suo figlio diciassettenne Trent devono travestirsi con abiti femminili per una missione sotto copertura in una scuola femminile di arti sceniche. Il motivo è che Trent è stato testimone oculare di un omicidio. Sotto le spoglie di Big Momma e Charmaine i due devono scovare l'assassino prima che vengano scoperti.

La ricezione critica de film in Usa non è stata delle più idilliache, tanto che Mike Hale del The New York Times ha notato molte analogie forzate con A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder. Il botteghino però gli ha reso giustizia, facendogli incassare circa 80 milioni di dollari, mentre il precedente film del 2000 ne ottenne oltre 117 (174 in tutto il mondo).

Il travestimento ha sempre riscosso successo al cinema, appunto dal film di Wilder che ne fu quasi il capostipite, fino a Totòtruffa 62 (1961) di Camillo Mastrocinque. Forse la migliore commedia che affronti questo tema è Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre (1993) di Chris Columbus, dove Robin Williams si trasforma da Daniel Hillard nella sagace governante. 

È proprio il costume da indossare l’aspetto fondamentale di questi film che confinano con il burlesque: ne I rusteghi (1760) di Carlo Goldoni, durante un carnevale Felippetto si maschera da donna per no farsi riconoscere, perché innamorato di Lucietta. E la credibilità del travestimento era rafforzata dalla presenza del carnevale. 

In Big Mama, Martin Lawrence sembra più una versione malvagia della governante Mammy di Via col vento (1939), e Brandon Timothy Jackson con calzamaglia a righe e fianchi deformi ricorda le paffute ragazza afro-americane, nei peggiori stereotipi delle cure dimagranti. Solo le scene di ballo suscitano ilarità, ma probabilmente ad una commedia non basta. Neanche d’estate.

 
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