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Recensione film L'ultimo dei Templari: medioevo senza mistero

17/06/2011 10:47
Recensione film L'ultimo dei Templari medioevo senza mistero

I templari tornano con Dominic Sena e Nicolas Cage

Recensione L'ultimo dei Templari: medioevo senza mistero. Mescolare l’action con ill fantasy e lo storico è ormai una moda: l’abbiamo visto recentemente in Biancaneve e il cacciatore di Catherine Hardwicke, oppure recente il recente Sucker Punch di Zack Snyder.

E questa pellicola di Dominic Sena con Nicolas Cage non si sottrae alla suggestione, aggiungendo anche l’esoterico ai misteri medievali.

Siamo nel XIV secolo, quando le Crociate cercavano di liberare le terre cristiane dalle occupazioni musulmane. Un eroico Crociato torna alla sua dimora con  il suo amico, dopo aver trascorso decenni a combattere. Ma la sua terra è devastata dalla peste, e i vegliardi della chiesa sono convinti che una giovane sia la strega responsabile della devastazione. Così ai crociati è affidato il compito di scortare la ragazza in un monastero dove i monaci dovranno compiere un antico rituale per liberare la regione dal suo anatema. 

il viaggio è ovviamente tormentoso e ricco d’azione, che mette alla prova la loro forza e il loro coraggio. Le difficoltà non mancano, fino a quando scoprono l’oscuro segreto della ragazza e devono combattere una forza terribilmente potente, in grado di determinare le sorti del mondo.

Lupi che ululano, la giovane strega che svolazza con ali sataniche, esplosioni in cielo: ecco le trovate poco originali de film. E la fotografia cupa cerca di riprodurre un mistero in verità inesistente, cui si fatica a credere. Il tutto è poi ornato dalla recitazione annoiata di Nicolas Cage e da una sonorità che cerca di condurre arcani laddove è difficile trovarne.

Se l’intento era di emulare l’eroismo di Braveheart (1995), o l’esoterismo del romanzo Il codice da Vinci (2004) di Dan Brown  non è riuscito. Eppure il regista Sena ci aveva abituato a pellicole dove la suspense procedeva con l’azione e la trama credibile: basti pensare a Fuori in 60 secondi (Gone in Sixty Seconds, 2000) sempre con Cage, oppure Whiteout - Incubo bianco (Whiteout, 2009) ispirato all'omonimo fumetto.

Qui l’ansia di creare un film di appeal che mescoli mode passeggere come scoperte religiose, simboli pagani, ha surclassato l’originalità della storia: cui comunque manca una vicenda d’amore. La stessa critica americana se ne è accorta: Andrew Barker di Variety ha scritto che il film è “eccessivo e poco cotto (…) inutile anche per il più indulgente fan dei fantasy”; Andrew O'Hehir su Salon.com lo definisce un remake "Hollywoodiano-ungherese” de Il settimo sigillo (1957) di Ingmar Bergman con l’estetica da B-Movie di Roger Corman; il Los Angeles Times , ha affermato che Cage è il motivo principale per cui "questo film è una colossale perdita di tempo".

Tutti elogiano la fotografia, i costumi e gli ottimi effetti speciali del film. Se basta ciò, è da vedere.

 
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