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Bellaria Film Festival 2011: Michelangelo Frammartino premiato per "Le quattro volte"

03/06/2011 13:31
Bellaria Film Festival 2011 Michelangelo Frammartino premiato per

Bellaria Film Festival 2011: Michelangelo Frammartino premiato per "Le quattro volte"">Bellaria Film Festival 2011: Michelangelo Frammartino premiato per "Le quattro volte" - Alla ventinovesima edizione del Bellaria Film Festival, in scena fino al 6 giugno nella ridente cittadina romagnola, CinemaItaliano.info premia Le quattro volte di Michelangelo Frammartino, "il film italiano più premiato del 2010": un gioiello della cinematografia italiana, distribuito in più di 50 paesi nel mondo, vincitore di ben 33 premi internazionali tra cui, solo per citarne alcuni: il Festival di Cannes, il München Film Festival, il CPH:DOX Copenhagen International Documentary Film Festival, il Reykjavík International Film Festival, il Festival Nouveau Cinema Montreal, l'International Film Festival Bratislava e il Festival Cinematográfico Internacional de Uruguay.

Le quattro volte rompe la tradizionale dicotomia tra il cinema di finzione e quello documentaristico: da una parte, spiega Frammartino, c'è la volontà di controllo dell'inquadratura e dell'immagine, una trappola che "uccide quello che hai di fronte", dall'altra quella di seguire l'istinto.

Da Milano, il regista decide di spostare le riprese in Calabria, la terra dei nonni: "la costa calabrese ti permette di percorrere lo spazio, l'entroterra il tempo delle cose: un modo congeniale alla mia macchina da presa".
La sfida è quella di ribaltare la gerarchia, scoperta rinascimentale e consolidata dal cinema, di mettere l'uomo al centro dell'inquadratura in direzione di un equilibrio perduto.
"Quando scegli come protagonista una capra, è normale che tu non possa avere il controllo di tutto, ma la mancanza di controllo porta delle sorprese". Coraggioso Frammartino che affida la scena centrale del film, un piano sequenza di otto minuti (!), a un cane e un gregge con bassissima probabilità di riuscita della scena: "mi chiedevano: 'ma ce l'hai una scena di salvataggio??' e io 'sììììì' (...no!!!!!)", ricorda oggi il regista divertito.

A Cannes, nella sezione "Quinzane des realizatuers" (2010), la giura conferirà l'Europa Cinemas Label (e la Palm Dog per la migliore interpretazione canina!) a Le quattro volte come miglior film riconoscendone una straordinaria forza sotterranea che viene alla luce, prepotentemente, scena dopo scena: "senza essere mai didattico o sentimentale, si assume dei rischi creativi e riesce a superarli. In un momento in cui il cinema più originale è minacciato, sentiamo che sia decisamente appropriato dare il premio a questo film ed offrire al pubblico europeo l'opportunità di vedere questa visione così vitale di un remoto angolo del nostro continente".

Le quattro volte racconta la storia di un vecchio pastore malato, una capra, un albero abbattuto per la festa tradizionale del paese, il carbone, ricavato dal suo legno, che brucerà nei camini per tornare polvere. La rappresentazione del ciclo della vita comincia con l'uomo per passare al regno animale, quello vegetale e, infine, il mondo minerale. Partito dal Torino Film Lab, il film ha conquistato il circuito dei festival internazionali fino alla consacrazione da parte del "New York Times" in un articolo di Anthony Oliver Scott: "un film sorprendente e pieno di sorprese", in cui "quasi ogni inquadratura contiene una rivelazione" e in cui c'è "più vita in 88 minuti di quella che si trova in film lunghi il doppio, esaminando pazientemente i paesaggi umani e naturali di una lontana vallata della Calabria".
Un film di una bellezza impressionante: commovente, emozionante, mozzafiato. Un inno alla vita.

Note di Regia (Michelangelo Frammartino): "Le quattro volte" è un film in togliere: comincia tradizionalmente, fissandosi sull'uomo, e poi via via sposta il centro dell'attenzione su tutto ciò che gli sta intorno, e che normalmente è poco più che uno sfondo, fino a privare lo spettatore di ogni punto di riferimento. Ovviamente, in questa perdita progressiva del protagonista, si vorrebbe che fosse contenuta anche una scoperta, la scoperta di una pari dignità fra l'umano e gli altri regni. La Calabria, prima che una terra dal fascino arcaico, ancora sede di mestieri ancestrali come quello del carbonaio, che lavora con fumi, forme e materie risalenti alle origini del tempo, è il luogo in cui il sapere popolare, fortemente influenzato dalla scuola pitagorica, mi ha abituato a vedere oltre le cose, a immaginare di continuo la sopravvivenza di qualcosa che transita da un involucro a un altro. È in questa terra che ho imparato a ridimensionare il ruolo dell'uomo, o almeno a distogliere lo sguardo da lui: si può liberare il cinema dalla tirannia dell'umano, che è un privilegio ma anche una condanna alla solitudine? Le quattro volte cerca di incoraggiare questo percorso di liberazione dello sguardo, sollecitando lo spettatore a trovare il nesso nascosto che anima tutto quel che ci circonda. Anche per me questo nesso è stato qualcosa da riscoprire attraverso il cinema, strumento che credo abbia il potere di mettere in evidenza il legame che unisce le materie viventi. Quando vedo un film, ho sempre la sensazione che sulla pellicola si fissi qualcosa che va molto al di là del soggetto ripreso, come se l'immagine fosse una forma di accesso all'invisibile, l'unica che ho saputo sperimentare fino ad ora.
(CinemaItaliano.info) 

Regia: Michelangelo Frammartino
Soggetto: Michelangelo Frammartino
Sceneggiatura: Michelangelo Frammartino
Montaggio: Benni Atria, Maurizio Grillo
Costumi: Gabriella Maiolo
Scenografia: Matthew Broussard
Fotografia: Andrea Locatelli
Suono: Simone Olivero, Paolo Benvenuti II
Anno di produzione: 2010
Durata: 88'
Paese: Italia/Germania/Svizzera
Produzione: Invisibile Film, Ventura Film, Vivo Film, Essential Filmproduktion; in collaborazione con Caravan Pass, Altamarea Film
Formato di proiezione: 35mm, colore

 

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Carla Paulazzo
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