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Intervista a Gabriele Dell’Otto, la sua carriera ed il suo Wolverine: Sex+Violence

12/04/2011 16:05
Intervista Gabriele Dell’Otto la sua carriera ed il suo Wolverine Sex+Violence

Gabriele Dell’Otto risponde alle domande di Mauxa

Mi trovo nella fumetteria "Antani" di Terni, un variopinto "paese dei balocchi" che tra una quarantina di minuti aprirà le porte al pubblico per l'incontro con Gabriele dell'Otto, noto autore di fumetti ed illustratore italiano.

La carriera di questo giovane artista inizia a decollare nel 1998 quando, in occasione di una comic convention romana, sottopone il suo portfolio all'attenzione del direttore responsabile della Marvel Italia, Marcello Lupoi.

Wolverine: Sex+Violence è il suo ultimo sforzo creativo, presentato dalla Marvel Italia come un'esclusiva mondiale, realizzato in collaborazione con due autori statunitensi: Craig Kyle e Christopher Yost. Una saga completa che ha come protagonista il ben noto mutante canadese.

Fuori dalla fumetteria si sta già formando la fila. Tanti giovani ad aspettare Gabriele Dell'Otto. Nel frattempo provo a conoscerlo io e a realizzare un'intervista per Mauxa.com. Il suo talento mi mette un po' in soggezione, ma lui è così disponibile e "alla mano" che subito mi fa sentire a mio agio.

A pochi centimetri di distanza da noi c'è un comodo divano. Eppure scegliamo di sederci entrambi su un gradino. Accendo il mio registratore digitale e inizio.

Il 1998 per te è stato l'anno della svolta. Quando hai sottoposto il tuo portfolio a Marco Lupoi, cosa hai provato? Con quale spirito hai affrontato quel momento e quanto eri consapevole, al tempo, delle tue capacità artistiche?
L'incontro con il responsabile della Marvel Italia è stato un momento karmico. Sin da piccolo avevo il desiderio di diventare fumettista e prima di sottoporre il mio portfolio lavoravo da tre anni per uno studio d'illustrazione. Non ero mai soddisfatto dei miei lavori. Continuavo a ripetermi che se quello che facevo non riusciva a convincere me stesso, non sarebbe mai piaciuto a qualcun altro. Nel 1998, a quella comic convention avevo avanti a me una lunga fila di ragazzi. Ricordo che Lupoi, a ragion veduta, "distrusse" il ragazzo che era in fila prima di me. Gli disse che il suo portfolio era impresentabile. Scoraggiato, ho pensato di andarmene. Ma non ho fatto in tempo... era già il mio turno. Di fronte al mio portfolio Marco Lupoi è stato in silenzio. Per cinque, sei minuti. Presentavo una short story su Batman, interamente pittorica. Non era nemmeno completa. Erano solo una mezza dozzina di tavole e qualche disegno di Spiderman a matita. A un tratto, Lupoi disse –Mah... guardo le tue cose e non capisco come mai ancora non lavori- L'incontro era andato bene, ma non avevo nemmeno tutte queste speranze. E invece, dopo due settimane, mi hanno chiamato a fare delle prove in Marvel Europa.

Nel 2002 hai vissuto un altro momento importante...
Sì. Ho iniziato a lavorare per gli Americani. E' stato un passaggio molto positivo, non tanto per questioni economiche. Ma perché c'è stato un aumento molto positivo della mole di lavoro.

Ho sempre avuto una curiosità: chi è molto operativo nel mondo dei comics deve portare avanti una gran quantità di lavoro ed avere a che fare con scadenze piuttosto rigide. Capita mai di perdere l'entusiasmo?
Oh, sì... almeno due volte l'anno. Ogni disegnatore affronta questi periodi a modo suo. Io credo che per uscirne occorra una dose di "sana insicurezza" e desiderio di miglioramento. E' questa volontà che spesso fa superare il "blocco artistico". Mi senti usare questa parola, "artistico" perché è così che voglio considerare quello che faccio. Come una forma d'arte attraverso la quale comunicare. E il talento, nel nostro lavoro è importante, ma non quanto la costanza e la consapevolezza.

Che effetto ti fa aver raggiunto risultati tanto soddisfacenti?
Ad essere sincero, non mi sono mai soffermato più di tanto a pensare a dove sono arrivato. Trovarmi a cena con autori che leggevo da piccolo, sì, fa un certo effetto. Ricordo che una volta, l'unica volta in cui ho incontrato John Buscema, ho pensato di voler diventare come lui. Ero a Roma e vedevo questo grande autore, ormai un po' avanti con gli anni, abituato a stare sulla cresta dell'onda che conservava il piacere del contatto con il pubblico. Disegnava, parlava, scherzava con la gente che gli era intorno, capiva il ragazzo che stava lì solo per lui. Sembrava consapevole del suo lavoro. Perché vedi, il nostro è il mestiere più bello del mondo. Siamo fortunati e dovremmo essere consapevoli del fatto che non stiamo certamente salvando vite umane. Stiamo semplicemente disegnando fumetti.

Come è stata la collaborazione con i due sceneggiatori di Wolverine, Kyle e Yost?
Molto piacevole. Quasi un gioco. La loro sceneggiatura rispettava molto le mie esigenze. Sembrava tagliata su misura. E' stato divertente ed alcune volte capitava che io addirittura mi proponessi di disegnare qualche vignetta in più rispetto a quelle previste dalla sceneggiatura. Kyle e Yost, poi, erano entusiasti delle mie tavole. Questo ha certamente giovato alla lavorazione. Ho consegnato ciascun volume ogni quattro mesi. In media ho realizzato due tavole a settimana. Per Secret War al massimo riuscivo a fare una tavola e mezza a settimana.

Disegni e colorazione, in Wolverine, sono ottimi. La colorazione è interamente digitale?
Interamente ad acrilico. Poi ci sono, ovviamente, degli interventi con Photoshop per ottimizzare l'immagine: rendere più bianchi i bianchi, aggiungere degli effetti di movimento ed esaltare le luci. Inchiostro in base alla colorazione che devo dare, uso tecniche diverse, non un'unica per tutto.

In Rete ho sempre letto tante critiche positive su di te. Solo qualcuna negativa da parte di chi trovava un eccesso di staticità nelle tue tavole. In Wolverine Sex+Violence, però, ti viene riconosciuto un miglioramento notevole delle tue capacità di "storytellyng". Come rispondi a tutto ciò?
E' stato un gran complimento, ma dietro c'è il mio sforzo maggiore. Durante la lavorazione del volume, ho cercato di mettere da parte la mia ossessione per i dettagli per poter conservare la freschezza della tavola, mantenendo però una coerenza nel gusto cromatico. Ho cercato di non realizzare qualcosa di laccato, ma qualcosa di immediato. Il fumetto non può non avere la caratteristica dell'immediatezza.


Sono le quattro. Si aprono le porte della fumetteria a tutti quei ragazzi venuti lì solo per conoscere Dell'Otto. Tiro fugacemente fuori la mia copia di Wolverine Sex+Violence e chiedo a Gabriele di autografarmela. Mi scrive anche una dedica. Ci salutiamo cordialmente. Avrei voluto dirgli che anche io mi ero sentita come lui di fronte a Buscema. Davanti ad un artista pieno di talento e sincera modestia. Comunicativo, non solo sulla carta.

 
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