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Boris il film. Odissea nel cinema italiano

01/04/2011 15:49
Boris  il film. Odissea cinema italiano

Dalla serie televisiva a film. Coincidenze e differenze

Dopo l’ennesima brutta fiction televisiva, che il regista Renè Ferretti sembra ormai costretto a girare per il resto della sua vita, arriva una scossa nella sua coscienza e il protagonista molla tutto. Abbandona il paludoso ambiente della fiction televisiva per tentare il grande salto: un film d’autore, per il cinema. Ma anche quello che sembra il mondo paradisiaco della ritrovata libertà creativa nasconde  delle insidie. Riuscirà il nostro fervido eroe ad elevarsi dalla pochezza culturale in cui sembra ristagnare il nostro paese, e di cui l’ambiente dello spettacolo rappresenta solo uno specchio emblematico?

La pellicola è il naturale sbocco cinematografico della fortunatissima e geniale omonima serie televisiva targata Fox Italia e giunta alla terza edizione. La serie è stata creata dai tre autori e registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, che mantengono lo stesso ruolo anche per il film. “Boris” è il pesciolino rosso che il protagonista, René, si tiene accanto al monitor su ogni set come portafortuna. Tutte e tre le edizioni sono ambientate quindi sul set di una fiction televisiva e descrivono la vita vera e quotidiana di una troupe, mostrando tutte le difficoltà che s’incontrano, le assurdità e la follia di questo contesto.

Quello che colpisce è la verità delle situazioni e la freschezza delle battute. Tutto questo è totalmente efficace, che si abbia o meno  conoscenza dell’ambiente del cinema. Tutte le situazioni e i personaggio sono trattati con un’irresistibile autoironia e delineati con estrema precisione, pur mantenendo intatta la loro verità e spontaneità.

Il meccanismo veramente singolare che Boris mette in atto, sia sul piccolo che sul grande schermo, è quello di farci ridere con una spietata, cinica ma iperrealista visione della palude culturale che regna nel nostro paese, di cui il mondo dello spettacolo non è che un’esemplificazione. Un riso amaro quindi, che si forma sull’autoironia, priva di simpatia, che gli autori stessi dicono di destinare ai personaggi.

Il film mantiene intatta tutta la verve della sferzante ironia presente nella serie. E quindi, anche se i ritmi narrativi sono certamente diversi da quelli televisivi, il film sembra soddisfare pienamente le attese dei fans più appassionati e allo stesso tempo divertire lo spettatore neofita.

Il merito del successo, sia della serie che del film, oltre che nell’intuizione, nell’intelligenza, nell’ironia degli autori e realizzatori, è sicuramente anche nelle mani  degli attori, che hanno saputo dare una personalità talmente spiccata a questi personaggi, che ormai li accompagna come un’aurea, anche al di fuori degli schermi. Primo tra tutti il grande  Renè - Francesco Pannofino, ma anche il cocainomane - direttore della Fotografia Duccio (Ninni Bruschetta) - e la star, Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) e tutti gli altri, nessuno escluso.

La canzone appositamente scritta da Elio e le Storie Tese, Pensiero Stupesce, completa il piacere di un film fatto bene, divertente e intelligente che è riuscito a far ridere, pensare e ad innovare. Non perdetelo!

 

 
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