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Anna Marchesini: Il terrazzino dei gerani timidi

16/02/2011 11:00
Anna Marchesini Il terrazzino dei gerani timidi

"Quasi sempre erano gerani. Un colore spento, si sarebbe detto quasi lilla, il fiore moscio, pallido opaco, insulso; non attirava nemmeno una vespa. Gerani tutti in fila ordinati nei vasi tutti uguali immobili segnaposto delle ore del tempo all'aperto tutti dello stesso colore." (Il terrazzino dei gerani timidi)

Anna Marchesini: Il terrazzino dei gerani timidi - Recentemente Anna Marchesini e' stata ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa per presentare il suo primo romanzo uscito per Rizzoli.
Il terrazzino dei gerani timidi racconta la storia di una bambina che trova il proprio rifugio confidenziale da cui scoprire tutte le sue prime volte: l'irruzione della gioia, del sole e della pappa, ma anche la scoperta dell'infelicita', del senso dell'irreparabile e della paura perche' come rivela l'autrice “le emozioni stanno da qualche parte tutte insieme”.

Le vicende dei protagonisti s'imprimono nel quotidiano della piccola protagonista dettato dai ritmi severi di un'educazione religiosa basata sul controllo attraverso “i ricreatori, le messe, le funzioni le domeniche, le dottrine...e poi c'era il prete, il vescovo e poi c'era Dio (!!)... Avevamo la sicurezza che sempre, qualcuno, ci controllasse: anche i pensieri... se non altro Dio!” racconta l'irresistibile Anna Marchesini nell'intervista di Fazio.
Piccole, grandi gioie si accompagnano ai piaceri spezzati come i pesciolini di liquirizia nel barattolino, una lira l'uno. Come la vita del ricreatorio, “un lager!”, scherza la Marchesini.
Cosi', anche un giorno di festa, come quello della prima comunione, va dedicato alle visite di un interminabile elenco di malati: “la Delma, la Pelloni, la figlia di Piripazzi, perche' la mamma conosceva tutti in citta' e c'era sempre qualcuno da andare a trovare”.
Tuttavia, la bambina tra “i santini, e i ceri, e gli ascessi, le 'piaghe da cupido' e le gambe secche delle vecchie” - al gorgoglio inquietante della “siringa di vetro che bolliva tutto il tempo sul bollitore di latta” - si concentra sull'umanita' in visita al letto accanto: “ed e' la vita degli altri che arriva come l'odore della primavera”.

Il terrazzino dei gerani timidi, l'avrete capito, e' un piccolo miracolo di grande benevolenza. Costellato da personaggi esileranti come la centenaria sorella del prete: “un personaggio beckettiano, vestita da omo, con gli occhiali neri, le camicie da notte strane....una belva!” che parla in stretto dialetto orvietano, con tutti i plurali maschili in "e", e per la quale vige una suprema verita': “Quanto e' buffa l'infelicita'!”
O, come Terenzio, lacerato dal dolore indicibile, costretto ad abbandonarsi nella follia che e' “il modo in cui un dolore si e' organizzato per sopravvivere a se stesso... e' una forma di pazzia innocua... ma conoscere qualcuno che non risponde al tuo ciao, che vive fermo in un mondo lontano, sono tutte prime volte, l'irruzione di qualcosa...il modo in cui dolore si puo' conservare. La follia, ma anche la letteratura, sono dei modi di costruire dei monumenti, dei sepolcri dorati, delle poesie meravigliose al dolore che in qualche modo dobbiamo guardare, e in qualche modo, rendere raccontabile."
E' la stessa piccola protagonista, sul terrazzino, che rivela infine: “Avrei scritto delle solitudini, e se avessi avuto coraggio, dei miei passi nel dolore, nella vita timida, sarei andata a frugare dentro il corpo in ombra, e avrei ritrovati custoditi i segreti, come in quel recinto i miei pensieri, come dentro i gerani muti che tutto avevano visto”.

Anna Marchesini, Il terrazzino dei gerani timidi, Rizzoli, pp 232, 17.50 Euro - Isbn 9788817047166

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Carla Paulazzo
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