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Mettersi In Gioco Per Capire. Intervista A Lella Costa

01/12/2008 13:15
Mettersi In Gioco Per Capire. Intervista A Lella Costa

Lella Costa risponde alle domande di Mauxa

Lella Costa, quasi una medium che spoglia della secolare altegia personaggi classici - ultimo dei quali è Amleto - per farci ascoltare con vibrante autenticità la loro voce, come sorpresi dietro le quinte a riflettere su se stessi, ovvero intenti a denudarsi di fronte ai presenti per ritrovare la propria umanità in chi li ascolta, lontano dal personaggio che li soffoca.

Il suo approccio alla cultura è di molto rispetto. In quanto donna, perché non un piglio un po' irriverente per la tanta misoginia  presente?

Nel mio rapporto coi classici non posso applicare in modo arbitrario categorie, come il femminismo, a personaggi e situazione culturali molto diverse - che poi sono personaggi e non sai se l'autore pensava ciò che essi esprimono. Mi fanno indignare di più perle contemporanee di misoginia dove il dolo mi sembra più manifesto e colpevole. Quindi non ce l'ho con i classici. Ce l'ho molto con la quotidianità.

La misoginia contemporanea non è frutto di una tradizione che si tramanda?

Sì, però di una tradizione come minimo ambivalente e ambigua; ci sono infatti espressioni e manifestazioni di assoluta misoginia e bieca sopraffazione, ma parallelamente si possono rintracciare affermazioni di grande rispetto e di piena centralità. Allora, cerchiamo un filone che ci rappresenti il più possibile e, soprattutto, teniamo alta la guardia rispetto all'oggi.

Diplomata all'Accademia dei Filodrammatici con medaglia d'oro. Doppiatrice, attrice a tutto tondo (teatro, cinema, televisione), autrice. Ha partecipato a numerose trasmissioni televisive, ha collaborato con giornali e riviste, condotto trasmissioni radiofoniche. Anche scrittrice, perché i suoi monologhi sono raccolti in libri - il più recente "Amleto, Alice e la Traviata", Feltrinelli editore. Alla luce di tutto ciò, ci dica se la vera volontà è nell'autodeterminarsi o nel seguire il destino.

Credo che la vera volontà si scopre solo nel momento in cui si riconoscono le proprie vocazioni. La cosa che mi sento in assoluto di augurare a chiunque è quella di svelare il proprio talento, a dispetto di un mondo che scoraggia in tal senso. Io ho avuto la fortuna di riuscirci non prestissimo, e per me è stato un arricchimento ulteriore. Aver fatto tutto un percorso universitario, che in quegli anni passava attraverso la politica, il sociale, la psicoanalisi e quant'altro, mi ha portato ad avere un approccio più ricco e meno passivo rispetto ai teatri. Non ho mai aspirato ad essere l'attrice in senso tradizionale, ossia l'interprete che viene scelta: ho sempre desiderato avere un ruolo più attivo. La volontà è entrata lì, ma una volta aver riconosciuto la vocazione.

La presunta liberazione sessuale sessantottina è stata rivoluzionaria in senso copernicano o ha proposto un sistema più fallocentrico di prima?

Ancor più? Impossibile. Capisco di essere in controtendenza in un momento in cui tutti prendono le distanze da tutto ed è di moda abiurare, ma io credo che sia stata una meravigliosa rivoluzione e la ricordo, pur essendo allora piccina, come una salutare esplosione. E come ogni esplosione ha lasciato cocci in giro e molti, che si erano proposti nel ruolo di protagonisti, ne sono stati travolti. Per questo poi sono seguite delle restaurazioni, delle ritorsioni ed un clima di delusione e sconfitta. Invece il movimento è stato molto importante e, anche se non tutti sono stati all'altezza di questo cambiamento divenendone con responsabilità buoni portatori sani, è assolutamente vero che il ‘68 rappresenta un momento storico indispensabile, indimenticabile per chi ha vissuto con autenticità, in buona fede e con onestà sia intellettuale che morale quegli anni.

Tra implosione ed esplosione l'equilibrio è nell'amore?

L'amore stesso può essere implosione ed esplosione, quindi l'equilibrio è nella consapevolezza.

Darla o non darla. È questo il dilemma amletico al femminile?

Assolutamente no. Questo è sempre ed esclusivamente un problema maschile che noi abbiamo mutuato, è sempre e comunque un trovarsi in trappola, costrette a rispondere a determinate categorie...

Mi riferivo alla scelta di vivere il sesso con o senza amore. Il dilemma in questo.

Io comincio a fare un po' fatica a generalizzare anche per quanto riguarda il femminile. Sta di fatto che le categorie del mondo sono state pensate dagli uomini...

Questo è indubbio. E se schiacciata tra due estremismi maschilisti, modello velina o burqa?

Burqa. Anche se ugualmente detestabile, forse non è il peggiore.

Il femminismo ha fallito... posso dirlo?

No, non in mia presenza.

In parte ha fallito...

Hanno fallito tutti gli"ismi" di questo secolo, forse il femminismo è quello che ha fallito di meno. Tutte le rivoluzioni, passate attraverso le relazioni e il sociale, offrono una materia talmente viva e complessa da non poterne stabilire i confini.

Per recuperare il buono si deve passare anche attraverso la critica...

Sulla critica costruttiva possiamo trovare un accordo.

Se il femminismo ha in parte fallito, è stato perché ha negato il volto sacro del Femminile?

Questo è sicuramente. Si deve ripartire dal sacro, dal dono della profezia, dal potere illuminante dell'intuizione.

La casalinga, strega dell'Inquisizione femminista. Siamo noi donne stesse misogine?

D'altra parte, non essendo state in grado di proporre modelli alternativi a quelli maschili, ti devi adattare alla loro logica devastante e le posizioni tradizionalmente più femminili risultano indifendibili e perdenti. Stiamo dentro o stiamo fuori...

Oppure troviamo un nostro modello di riferimento.

Però non c'è, non pervenuto. È un gran lavoro da fare...

Cominciare col rivalutare Eva? Non fu un atto d'amore il suo invito a cogliere i frutti della consapevolezza?

L'amore come percorso di consapevolezza è il pensiero-guida del mio prossimo spettacolo ("Ragazze - le lande desolate del fuori", ndr), nel quale di sicuro non si parlerà del ministro Carfagna, ma al centro è la sensazione che per noi donne è sempre un andare incerto, un andare senza protezione, un mettersi in gioco per capire. Come Eva, appunto!

Leggi la recensione dello spettacolo Amleto.

 
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