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Fare l'attore in Italia? Intervista a Marco Bonini

23/11/2008 20:05
Fare l'attore in Italia? Intervista Marco Bonini

Mauxa intervista Marco Bonini

Marco Bonini, giovane attore italiano per il cinema (Sotto il sole della Toscana, 2003, Billo - Il grand Dakhaar, 2006, AD Project, 2006) e televisione (Ho sposato uno sbirro, 2007, Provaci ancora prof 3, 2008) ha raccontato a Mauxa la sua esperienza professionale, anche di produttore indipendente e la sua visione politica.

Un film come Billo, uscito da poco è distribuito in cinque cinema. Per quale motivo un cinepanettone deve avere più distribuzione di un piccolo film?

Ci sono milioni di motivi, a cominciare dal fatto che Billo non voleva neanche produrlo nessuno. L'Italia è un paese molto impaurito dalla novità e nessuno vuole prendersi il rischio di sperimentare. Per questo che è nato The Coproducers.  Anche in TV preferiamo comprare la sperimentazione spagnola piuttosto realizzare e vendere format italiani.

Il film è stato prodotto anche da Yussun Dur. Come è stato lavorare con loro?

Lavorare in Senegal è stata una esperienza fantastica. Il Senegal e i senegalesi hanno in comune con L'Italia la bellezza. Sono luoghi e persone esteticamente molto belli. Abbiamo realizzato una integrazione totale, produttiva, emotiva, narrativa e musicale... è molto faticoso integrarsi, i senegalesi, e Youssou in questo è un vero senegalese, hanno una diversa concezione del tempo, sono fatalisti e anche un po' casinisti. E' strano perché in generale questo è ciò di cui accusano gli italiani... bhè, noi lì sembravamo svizzeri! Forse gli svizzeri avrebbero avuto più difficoltà ad adattarsi, invece noi da buoni italiani abbiamo trovato il modo di comunicare... è dura, ma è possibile.

Piuttosto che faticare con anni di scuole e gavetta per diventare attore, non si fa prima a diventare tronisti o veline, dimenando i glutei?

Perfettamente d'accordo...! Peccato che l'ho capito troppo tardi.. avevo già fatto scuole e gavetta!

La gente, attraverso gli sproloqui dei politici in televisione sta diventando indomita ai costumi oppure ha acquisito più libertà di scelta?

La gente credo che abbia ancora la capacità di riconoscere la verità quando le viene proposta - la reazione al nostro piccolo film ne è stata  una prova per me -  è una capacità umana che non si può perdere, ma è certo che è una capacità che va tenuta in allenamento e che si sviluppa con l'uso. Purtroppo il circolo della comunicazione propone un training troppo blando e narcotico... sinceramente condivido con te la preoccupazione per un generale perdita di orientamento della gente... l'abitudine allo schiamazzo eccita e distrae dalla verità e fa dimenticare gli argomenti sul tavolo... ma forse è una strategia... certo suicida, ma precisa.

Dopo la crisi di Wall Streeet del ‘29 in America, seguì un desiderio di uscire dalle preoccupazioni giornaliere e si produssero film che elogiavano l'evasione, come L'angelo azzurro (1930)  di Joseph Sternberg o Scarface (1932) o Susanna (1938) di Howad Hawks, o i film di John Ford. Il cinema degli anni di Roosvelt è considerato uno dei più fruttuosi della storia del cinema: pensi che con la crisi economica attuale, si possa arrivare allo stesso grado di nuova distrazione, attraverso il cinema o l'arte o la letteratura.

Non sono completamente d'accordo su questo punto. Le crisi storicamente hanno prodotto il meglio dell'arte mondiale. Forse con un minimo di ritardo.  L'uomo è pigro per natura e la "Necessità" è l'unica vera lepre per fargli superare i limiti. La "commedia all'italiana" in questo è un esempio unico. Tutta la verità vissuta durante la guerra esplode in un racconto popolare che restituisce in arte la nostra anima al mondo. Ed è un successo e non può non esserlo. Il pubblico è affamato di verità e quando la riceve ne è immensamente grato. C'è anche chi vuole evadere, ma c'è soprattutto chi vuole capire.  Questo è il compito dell'artista, restituire l'anima a chi l'ha creata... il pubblico. Un grande sceneggiatore di quegli anni, Zavattini, diceva che quei film non li hanno scritti loro (i cineasti) ma li ha scritti la gente... i cineasti  si sono limitati a "poggiare l'orecchio sulla società e origliare".

Quindi mi auguro, e io sto facendo la mia parte in questa direzione, che questa crisi, che è una "crisi delle apparenze", spinga gli artisti e produttori a cercare con più impegno storie che rappresentino e quindi comprendano i nostri tempi..

Oggi c'è molto da origliare, e mi sembra che ci siano sempre più artisti in ascolto.

Siti: www.marcobonini.it , www.billoilfilm.net

 

 
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