X

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare le funzionalità di navigazione, inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più clicca qui. Continuando la navigazione, scorrendo la pagina o cliccando altri elementi del sito o pagine presenti nel sito acconsenti all'uso dei cookie.

 

The Handmaid's Tale, serie tv: recensione della prima puntata

26/09/2017 06:00
The Handmaid's Tale serie tv recensione della prima puntata

La serie televisiva "The Handmaid's Tale" è disponibile da oggi sulla piattaforma streaming TimVision.

Abbiamo guardato in anteprima la prima puntata di “The Handmaid’s Tale”, disponibile da oggi sulla piattaforma streaming TimVision.

Basata sull'omonimo romanzo del 1985 della scrittrice canadese Margaret Atwood (Titolo italiano: "Il racconto dell'ancella"), la serie televisiva creata da Bruce Miller ha ottenuto cinque premi Emmy. 

Leggi anche - Emmy 2017, le serie tv più premiate

La trama sfrutta un’ambientazione distopica  per instaurare un clima tensivo fin dai primi minuti del racconto, dedicati all’introduzione della protagonista principale June (Elisabeth Moss), spaventata e in fuga insieme a sua figlia mentre vengono inseguite da un gruppo di uomini armati.

La violenza dei comportamenti umani è tra gli elementi ricorrenti nella serie e ciò si deduce dall’esplicitezza con cui è rappresentata l’inevitabile cattura di June, percossa e privata della libertà. La narrazione restituisce la protagonista all’interno di una stanza opaca e la sua intima conversazione crea subito un legame con lo spettatore, un rapporto empatico che sembra richiamare il legame tra il lettore e il romanzo.

June è divenuta Offred, ha dovuto rinunciare alla sua identità per entrare a far parte di una società misogina che non riconosce alcun diritto alle donne, considerate mero strumento di procreazione. “Siete delle ragazze speciali, la fertilità è un grande dono di dio, ha fatto sì che rimaneste intatte per un fine biblico” - afferma il personaggio di zia Lydia (Ann Dowd) rivolgendosi a June e altre donne sedute su file di banchi a riprova di un necessario e forzato mutamento di convinzioni etiche e morali.

I luoghi svolgono la funzione di veicolare la sensazione di isolamento e prigionia che pervade la protagonista. Nella prima puntata una scena si svolge all’interno di un supermercato dove le “ancelle” (così sono denominate le donne fertili) si recano a fare la spesa, ogni spazio è maniacalmente schematico e il locale è sorvegliato da uomini armati.

“Vorrei sapere che cosa ho fatto per meritarmi questo” - si chiede June, aggrappata a ricordi di gioia che irrompono nella puntata grazie alla tecnica del flashback. La protagonista custodisce la memoria della sua precedente condizione, si lega ad essa la speranza di riabbracciare sua figlia e salvaguardare la propria identità.

L’espressività di Elisabeth Moss si conforma in modo sorprendente a un personaggio arduo e complesso, perno dell’intera vicenda narrata. L’attrice dona credibilità agli impulsi emozionali del suo personaggio e grazie alla sua eccellente interpretazione ha ricevuto il premio Emmy alla miglior attrice protagonista in una serie drammatica.

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Luigi Spezzi
Home
 
Personaggi correlati
Elisabeth Moss
 
Galleria fotografica
Da non perdere
Ultime news
Recensioni