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Festival di Venezia 2017: Angels Wear White - recensione film

08/09/2017 16:00
Festival di Venezia 2017 Angels Wear White - recensione film

74° Mostra internazionale del cinema di Venezia, presentato in concorso il film Angels Wear White della regista cinese Vivian Qu

Angels Wear White (Jia Nian Hua) della regista cinese Vivian Qu definisce un contesto sociale e culturale di sottomissione al mito della bellezza. Narra una storia di violenza, potere e corruzione, presentando personaggi ambigui quasi tutti, a loro modo, colpevoli e divisi tra la ricerca della giustizia e l’affermazione degli egoismi. Una storia che descrive le donne come vittime non solo del maschilismo ma anche di una società organizzata e proiettata ad agevolare l’assoggettamento a tale forma di sessismo.

Trama del film Angels Wear White (Jia Nian Hua). Mia (Wen Qi) è una giovane clandestina asiatica che lavora presso un albergo di una piccola località in riva al mare. Una sera sostituisce la sua amica e collega alla reception ed effettua il check-in di un uomo di mezz’età accompagnato da due bambine. L’uomo affitta due camere una per lui e l’altra per le bambine. Mia scorge l’uomo entrare nella camera delle due bambine dalla video sorveglianza ma quando l’ispettore locale comincia le indagini, lei nega ogni riscontro per paura che la sua condizione di clandestina la possa mettere nei guai. Lei tenta tuttavia di ottenere i propri vantaggi dalla vicenda che vede coinvolto un potente uomo locale e due giovani studentesse.

Una storia dove le vittime di violenza vengono colpevolizzate e rimproverate per la loro ricerca di bellezza mentre le famiglie delle due bambine stuprate accettano d’essere accondiscendenti con lo stupratore, un uomo importante del distretto nel quale vivono che tenta di comprare il loro silenzio. Una storia di corruzione che coinvolge non solo le famiglie delle ragazze ma anche funzionari pubblici e tutori dell’ordine. Una storia nella quale viene dipinta una realtà desolante che la regista cinese fa emergere compiutamente e con sagacia. Vivian Qu utilizza un’imponente statua, di cui svela le sembianze solo alla fine, per creare un rapporto tra la bellezza mitizzata e la realtà nella quale vivono i personaggi. La regista cinese esprime con durezza alcuni elementi della narrazione lasciandone intendere altri senza sovraccaricare lo spettatore e creando una tensione crescente, sviluppata attraverso la complementarità delle storie individuali che legano i personaggi. La sceneggiatura, scritta dalla medesima regista, appare solida e scorre con coerenza, creando un contesto sociale e familiare ben approfondito. La giovane Wen è una ragazzina che dopo aver subito la violenza si ritrova a dover vivere in una famiglia anaffettiva.
Profonda è anche l’interpretazione delle giovani protagoniste Wen Qi e Zhou Meijun che riescono a far emergere il disagio dei loro personaggi.

Angels Wear White è un film drammatico che descrive con asprezza un tema sociale descrivendo una società sessista nella quale le vittime non trovano né giustizia né conforto e devono trovare per loro conto o a loro spese una via di uscita.

 
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