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Recensione del film Snowden

22/11/2016 07:30
Recensione del film Snowden

Oliver Stone è il regista di "Snowden" con Joseph Gordon-Levitt e tratto da una storia vera.

Snowden è il film di Oliver Stone con Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto e Tom Wilkinson.

Racconta la vicenda realmente accaduta di Edward Snowden (nato nel 1981), intepretato da Levitt: da informatico impiegato alla National Security Agency decide di svelare i programmi di sorveglianza elaborati dal governo degli Stati Uniti. Grazie ai giornalisti Glenn Greenwald (Quinto), Ewen MacAskill (Wilkinson), Laura Poitras (Leo) incontrati ad Hong Kong raccoglie una mole di dati da cui emerge che le comunicazioni tramite Google, Yahoo, Skype,, Facebook e altri sistemi digitali sono tracciati, non solo per ciò che concerne i governi stranieri o gruppi terroristici, bensì anche per normali cittadini americani.

Oliver Stone ha chiaro fin dall’inizio l’afflizione del protagonista, filmandolo con le viti conficcate in una tibia su un letto di ospedale, con un primo piano che disegna già una storia. La sua ansia di libertà è poi opposta, perché in un'altra scena guarda una foto dell’incontro tra John Kennedy e Nikita Chruščëv, segno di un discorso della giustizia che fatica ad emergere.

La chat rosa con cui dialoga con la fidanzata Lindsay Mills (Woodley) segna anche una inconciliabilita, tra il lato professionale che fagocita la sua vita, e quest’ultima che trova uno sfogo in un sentimento. La giovane con cui ha una storia, Lindsay segna anche uno stacco nella cinematografia di Stone, segnando la difficoltà - se non impossibili - di far legare la vita professionale con quella privata. E anche una scena di passione devia verso questa paura: infatti mentre Edward è a letto con Lindsay lui fissa la videocamera del portatile temendo che la scena venga registrata.

La sua vita privata clonata è quella di milioni di cittadini, esemplificati nella sequenza in grafica in cui i volti di utenti web, o al telefono si mescolano con le trascrizioni delle loro conversazioni: solo perché alla fine di un processo di registrazione hanno cliccato su “I Agree”, come nel fotogramma finale.

Il film “Snowden” risente di una lunghezza eccessiva, il che si tramuta in una prevalenza dei dialoghi rispetto all’azione, per far comprendere processi e ipotesi. Così anche l’andirivieni con la fidanzata è logoro, perché ingabbiato nei tentativi del protagonista di svolgere il suo lavoro, e di non poter liberarsene. Ed è la stessa gabbia cui si costringe Oliver Stone, non libero di far navigare il suo protagonista, quasi devoto a rispettare i fatti realmente accaduti.

Lo stesso regista ha ammesso questa difficoltà: “durante gli incontri iniziali Snowden era molto cauto. Non era interessato a chiudere un accordo per un film - ha detto . Era il suo avvocato quello interessato alla realizzazione di un film che appoggiasse la sua causa, e pensava che io fossi la persona giusta”.

La storia prende una svolta quando Snowden inserisce una microspia nel cubo di Rubik, usando un semplice escamotage per superare i controlli, fino al successo della sua battaglia.

Snowden risulta così un film troppo concentrato su un personaggio, monotematico, senza slanci narrativi particolari. Questo rischio era già insito nel progetto originale, dovendo raccontare un’esperienza realmente accaduta: ma mentre in “JFK - Un caso ancora aperto” c’era un Presidente assassinato il cui mistero della morte trascina decenni e personaggi illustri, qui siamo nel lato della persona comune che assurge ad imprese superiori. Film come “Erin Brockovich” o “American Sniper" hanno raccontato meglio questo aspetto.

E recentemente Oliver Stone ha sempre virato verso la rappresentazione amplificata della realtà, come ne “Le belve” (2012), “Wall Street - Il denaro non dorme mai” (2010).

Il finale di “Snowden” è identico a quello reale del l’informatico Edward Snowden. Quando capisce di essere un uomo ricercato, vola a Mosca: il governo degli Stati Uniti revoca il suo passaporto e lo costringe a rimanere in Russia. Mills lo raggiunge, ma anche stavolta il prezzo per la giustizia è modificare la propria vita privata.

 
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