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Recensione del film Doctor Strange: una magia che non crea pathos

26/10/2016 07:30
Recensione del film Doctor Strange una magia che non crea pathos

"Doctor Strange" è il nuovo film della Marvel-Disney. È tratto dall'omonimo fumetto di Steve Ditko.

Doctor Strange è il film di Scott Derrickson distribuito dalla Walt Disney, nelle sale dal 26 ottobre. Nel cast ci sono Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Mads Mikkelsen, Rachel McAdams e Tilda Swinton.

La trama prende spunto dal comic Marvel del 1963 di Steve Ditko, poi disegnato da Stan Lee. Il famoso neurochirurgo Stephen Strange a causa di un incidente perde l’uso delle mani. Strange cerca una cura in un’enclave, la Kamar-Taj che si trova nelle montagne dell’Himalayas: in realtà qui si svolge una battaglia contro invisibili forze oscure che ambiscono a distruggere la nostra realtà. Strange comincia a padroneggiare la magia, in bilico tra la decisione di tornare nella sua agiata vita o difendere il mondo divenendo il più potente stregone, con i consigli di The Ancient One.

“Attraverso le arti mistiche, imbrigliamo energia e plasmiamo la realtà”, dice The Ancient One nel film quasi a presagire qual è l’ambizione del film. Infatti rispetto alle altre pellicole della Marvel Entertainment si evince il desiderio di allontanarsi dai franchise su cui molte polemiche albeggiano: dall’eccessivo uso di effetti speciali, alla capacità di triturare storie che hanno identico appeal del merchandising, fino allo svilimento di un universo comic ben più lineare della vita di personaggi cinematografici.

Doctor Strange in questo caso sceglie la strada delle dimensioni parallele, quelle che permettono di vivere in un universo distinto dal nostro, sia come spazio che tempo. Si affronta quindi il multiverso, già peraltro ben trattato in “Sliding Doors” (1998).

I fumetti di Steve Ditko degli anni ’60 vengono riprodotti con colori caldi, attorniati da forti chiaroscuri che hanno maggiore impatto visivo rispetto a “Avengers: Age of Ultron” (2015) o “Guardians of the Galaxy” (2014) pur se il direttore della fotografia è lo stesso pittoresco Ben Davis. Così lo spazio tridimensionale che Ditko aveva ipotizzato nella pagina trova agio grazie alla nuova tecnologia, sopratutto IMAX. L’autore Ditko portò a Stan Lee cinque paginette di bozze in cui si parlava di magia nera, ed ora il passaggio all’IMAX rende certo giustizia a quel colore.

Il dubbio è che quelle di “Doctor Strange” siano vicende cinetiche un po’ logore, di un immaginario che ormai risulta quasi obsoleto, viste le sue sue riproduzioni nelle serie televisive in streaming, e sopratutto realizzate con effetti digitali che non riescono più a stupire. A capo dello staff degli effetti visivi c’è infatti Matthew G. Armstrong, che da “Captain America - Il primo vendicatore” ha lavorato a tutti i film della Marvel. È quindi ovvio che i dettagli siano i medesimi, così come le impressioni generali.

Forse l’esemplificazione di questo atteggiamento si ha nella scena in cui The Ancient One (Tilda Swinton), lo stregone supremo e mentore di Doctor Strange consiglia a lui come usare i suoi poteri. Strange è scettico, così The Ancient One lo afferra sul petto e poi lo spinge all’indietro facendolo volare lentamente: ma solo il “doppione” del suo corpo aleggia, mentre la parte fisica rimane a terra. Anche queste sono scene già viste in “Matrix” (1999), con una capacità immaginifica vecchia di 17 anni.

Nella scena della Sanctum Battle, Doctor Strange lotta contro Kaecilius (Mads Mikkelsen) con una fune di energia, poi fugge e l’antagonista lo ferma spostando il pavimento sotto i suoi piedi. Allora Strange agitando le braccia aziona due scudi di energia, anche se uno dei due scompare. Assume le medesime posture di Capitan America: questa mimica è ormai rivista in ogni film Disney-Marvel, da non suscitare emozioni. Così come la musica di sottofondo di Michael Giacchino che pretende di aumentare il pathos.

A ciò si alternano scene più ordinarie, come quella in cui parla con Christine Palmer (Rachel McAdams) della sua policy di neurochirurgo. Per quanto “Doctor Strange” sia innovativo nell’Universo Marvel, non lo è in quello della recente cinematografia. Non è paragonabile al film televisivo “Dr. Strange” con Peter Hooten del 1978, dove lui indossa braccia dorati, vistose collane e cintura orientale: ma di magia e multiverso hanno saputo meglio raccontare “The Illusionist” (2006), “Now You See Me - I maghi del crimine”, fino ad “Harry Potter”.

Ciò non vuol significare che il film non raggiungerà le previsioni di incasso della Walt Disney del primo weekend statunitense, che si attestano sui 50 milioni di dollari. Anche questa è magia.

 
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