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Voyage of Time: 'Terrence Malick mi parlava in greco', intervista al produttore Sophokles Tasioulis

12/09/2016 11:30
Voyage of Time 'Terrence Malick mi parlava in greco' intervista al produttore Sophokles Tasioulis

Al festival di Venezia abbiamo incontrato Sophokles Tasioulis, produttore del film di Terrence Malick "Voyage of Time".

Voyage of Time: Life’s Journey è il film di Terrence Malick presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia. Le voci narranti sono di Brad Pitt e Cate Blanchett.

Mauxa ha intervistato il produttore Sophokles Tasioulis. Il film-documentario racconta l’universo da vari punti di vista, dal mistero della creazione e della vita all’amore e la morte, i primi segni della vita, i batteri, le prime cellule, la coscienza, l’ascesa dell’umanità e la fine dell’universo. Il montaggio è di Billy Weber, le musiche di Ennio Morricone.

D. Sophokles, il film è molto composito. com lo giudichi?

Sophokles Tasioulis. Non riesco più a giudicarlo, l’ho visto quasi duecento, trecento volte. Credo che Terrence Malick abbiamo cominciato a lavorare al progetto a metà degli anni ‘70, facendo riprendere a dei collaboratori la Grande barriera corallina. è la prima parte documentata di “Voyage of Time”. Se lo chiedi a sua moglie ti dice: “Oh, Terry progetta questo film da quando lo conosco”, e si conoscono da quando avevano 13 anni, quindi...

D. Com’è stato lavorare con Malick?

S. T. È stato molto diverso da qualunque altro progetto a cui abbia partecipato. Terrence Malick è la persona più colta che si possa immaginare. Legge costantemente, conosce tutti i classici. Spesso mi parlava in greco antico, ma io non conosco il greco antico. Mi chiedeva, “Ehi, Sophokles, come si dice questo?” “Non lo so, Terry”. Non smette mai di leggere, un giorno è arrivato e ha detto: “Sai, hanno appena scoperto le onde gravitazionali”. È successo 8 mesi fa, eravamo nel mezzo della post-produzione, e ho pensato: “Ora vorrà fare altri 100 giorni di riprese”. Quindi è una vera ispirazione lavorare con lui, e allo stesso tempo è una vera sfida. Se vuoi ottenere qualcosa da lui devi stare pronto, perché ti metterà alla prova. Non puoi limitarti a dirgli: “Non mi piace questa inquadratura, possiamo cambiare?”. Lui ti spiegherà perché c’è quell’inquadratura, e ti chiederà: “Perché non ti piace?”, e tu devi avere la risposta pronta, devi averla preparata prima di andare da lui. È un processo interessante, lavorare con Malick.

D: Sei anche un ingegnere aerospaziale. Il tuo lavoro interagisce con quello di produttore?

S. T. Sì, faccio ancora volare le cose. Ho studiato ingegneria aerospaziale, la lezione più importante che mi abbia insegnato la facoltà di ingegneria è come gestire i processi complessi, e fare un film lo è veramente. Da una parte è un processo creativo, ma dall’altra è anche molto tecnico, è come costruire una casa. Serve qualcuno che abbia un piano, qualcuno che riesca a far funzionare (a far stare) insieme tutti gli elementi. È qui che esce l’ingegnere che è in me, e mi piace questo lavoro. Ma come produttore di film mi piace anche il lato creativo: la fotografia è un’arte tecnica, ma è anche un’arte, e per me vale lo stesso per il produttore di film. Devo gestire tutte le ansie e tutti i dubbi che hanno gli artisti. E li capisco, ma faccio anche i conti con l’altro mondo, ovvero le banche, i finanziatori eccetera; mi trovo nel mezzo. Devi capire entrambi i mondi. In questo, essere ingegnere aiuta.

D: Qual è il tuo libro preferito?

S. T. Il mio libro preferito? È un’ottima domanda. Fammi pensare, qual è il mio libro preferito. Mi piacciono alcuni degli antichi filosofi greci. Tra i libri più recenti che ho letto… Leggo molte sceneggiature, quindi… Il primo che mi viene in mente? “Il giovane Holden”. Un classico, già.

D: Qual è un film che vorresti realizzare?

S. T. A dire il vero, ho realizzato molti dei miei sogni da produttore. Ho sempre voluto far parte di un documentario per la BBC, e credo di aver prodotto il loro documentario più acclamato; ho sempre voluto produrre un documentario in IMAX, e l’ho appena fatto. Credo che tutti i lavori che ho prodotto finora, e speriamo anche quelli che produrrò in futuro, siano tutti film molto “visivi”. Mi concentro molto sull’immagine, mi piace molto il grande schermo. Per me è un posto sacro, insomma, è un posto magico dove siedi con quattro-cinquecento persone in una stanza. Non hai il cellulare, o il telecomando.

D. Qual è il tuo punto di vista sul cinema commerciale?

S. T. Le persone ti concedono un’ora e mezzo della loro attenzione, dei loro sogni, della loro fantasia. Puoi riempirla con del cinema commerciale “basso” (volgare) e vuoto, e diventare ricco nel farlo, ma io sento di avere una responsabilità; sì, devo intrattenere il pubblico con quello che faccio. Ma devo anche offrire qualcosa. Allora so di aver fatto il mio lavoro. Se esci dal cinema ed è come se fossi stato ad un fast food dove mangi un hot-dog e un’ora dopo hai di nuovo fame Insomma, spero che questo sia un pasto di cui parlerete tra un mese, anche due. “Oh, sono stato in questo ristorante, ed era fantastico”. Questo è il genere di film che voglio produrre, e continuare a produrre.

D: Com’è stato lavorare con Brad Pitt come produttore?

S. T. Come accennavo prima, “Voyage of Time” è stato un processo molto lungo, che ha coinvolto molte persone, quindi Brad è stato importante e di grande aiuto, nel periodo in cui ha fatto “Tree of Life”; ci ha aperto molte porte, e ha reso possibili molte cose. Non è un produttore direttamente coinvolto nel progetto, ma direi che gli piace la sua amicizia, la sua relazione con Terry. Ha fatto uno dei film più belli della sua carriera, a mio parere, quando si è trovato a collaborare con Terrence Malick. Tra i due c’è una collaborazione molto stimolante.

 
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