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Venezia 73: recensione di The Journey o dell'antidoto alla credenza di avere sempre ragione

10/09/2016 13:30
Venezia 73 recensione di The Journey dell'antidoto alla credenza di avere sempre ragione

Il regista Nick Hamm presenta Fuori Concorso al Festival di Venezia 2016 il lungometraggio The Journey, un viaggio che vede i due politici che ne sono i protagonisti essere interpretati da Timothy Spall e Colm Meaney.

The Journey mostra come la tragedia e la commedia vadano di pari passo nel commentare la realtà, una realtà fatta di scontri e di opinioni contrastanti, ne sono l’esempio realmente vissuto i due politici Ian Paisley e Martin McGuinness, una realtà che deve sempre tendere al sommo concetto di bene, la pace.

The Journey immagina il viaggio che ha visto fianco a fianco, nella stessa autovettura (anche se nella realtà il viaggio avvenne a bordo di un aereo), il reverendo protestante Ian Paisley ed il repubblicano Martin McGuinness, rispettivamente interpretati dai “comici” Timothy Spall e Colm Meaney. I partiti politici dell’Irlanda del Nord si sono riuniti a St. Andrews, in Scozia, per tentare di stabilire finalmente la pace, governando insieme. Tutto dipende dai due leader chiamati a collaborare: da una parte vi è Ian Paisley del Partito democratico unionista, dall’altra il repubblicano del Sinn Fein Martin McGuinness, entrambi sanno quanti morti e quanto dolore il loro Paese ha dovuto patite, entrambi sono consapevoli di quanto sia importante raggiungere un accordo ma, per poterlo stipulare, dovranno accettare di sedere al governo dalla stessa parte. Sarà questo possibile visto che i due leader non si rivolgono nemmeno la parola? Ma quando, per cause fortuite, i due dovranno passare del tempo l’uno accanto all’altro, oltre ai conflitti che inevitabilmente emergeranno a causa di visioni diametralmente opposte, i due troveranno punti in comune per venirsi incontro e la pace sembrerà finalmente possibile…

Nick Hamm costruisce la storia ed immagina dialoghi possibili avvenuti nel corso del breve viaggio che ha visto Ian Paisley sedere accanto all’acerrimo nemico politico Martin McGuinness, tempi prima che i due sedessero effettivamente fianco a fianco per decidere le sorti del Paese. Invece di ripiegare sul reale mezzo di trasporto utilizzato da entrambi per il viaggio che realmente svolsero insieme, ossia un aereo, troppo poco cinematografico secondo regista e produzione, Nich Hamm decide di ambientare il suo The Journey in un capiente furgone, cercando di rendere la verità cinematograficamente fruibile. Significativo è il momento in cui l’uno presenta l’altro: prima Martin McGuinness introduce all’autista il suo avversario, poi Ian Paisley fa altrettanto, sancendo lo scambio di proprie opinioni che di lì a poco sarebbe avvenuto.

Timothy Spall, nel 2014 protagonista del biopic Turner, film che gli è valso il premio per la Miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes, torna con un nuovo iconico personaggio, questa volta non nei panni di un pittore, bensì in quelli di un politico che cambiò le sorti dell’Irlanda del Nord. Con una performance quasi caricaturale del personaggio di Ian Paisley, il reverendo protestante dalla caratteristica risata a denti stretti impressa in molte foto dell’epoca, mostrate anche nel corso di The Journey, Timothy Spall si ritrova in duo con Colm Meaney mettendo in scena gag esilaranti basate sulla parola e sull’espressione, per una vena comica ed una punta di drammaticità insita al suo interno sempre presente perché nella tragedia si annida un dolore, ma si cerca anche di utilizzare umorismo per parlarne.

“Ero affascinato dalle due generazioni, con diverse storie, tradizioni, in contrasto tra di esse, nemiche. Abbiamo cercato di dare vita ad una storia che mostrasse come due persone, totalmente diverse, giungessero ad un’alleanza. The Journey vuole essere un film incentrato sul concetto di pace”, queste le parole del regista Nick Hamm. Desiderando parlare alle masse e volendo porre l’attenzione sulla necessità di prendere in considerazione anche le opinioni altrui perché non per forza la ragione pende sempre dalla stessa parte della bilancia, lo sceneggiatore Colin Bateman ha realizzato lo script proprio come fosse un incontro di pugilato, con i due politici che combattono per 90 minuti e alla fine diventano amici. The Journey, quindi, vuole essere un film che mostri come si possano raccogliere briciole di umanità attraverso piccoli gesti di umanità, sperando di poter fungere da esempio di impostazione di dialogo per le grandi nazioni del presente.

 
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