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Il drago invisibile: recensione del film fiaba sull'amicizia che si ispira a E.T.

10/08/2016 08:00
Il drago invisibile recensione del film fiaba sull'amicizia che si ispira E.T.

Robert Redford e Bryce Dallas Howard sono i protagonisti, non senza il prezioso contributo dell'astro nascente Oakes Fegley, di un particolare remake del film omonimo che, apportando opportuni cambiamenti, propone una perfetta interazione tra live-action e computer grafica.

Il drago invisibile (Pete’s Dragon), nuovo titolo della Disney, si basa sulla storia narrata nel racconto breve scritto a quatto mani da S.S. Field e Seton I.Miller. Prima dell’adattamento firmato da David Lowery già era comparso un film tratto dallo stesso racconto, ossia Elliott Il drago invisibile del 1977 che vede l’utilizzo della tecnica mista, e quindi live-action e animazione.

La trama prende vita servendosi a sua volta dei racconti tramandati dall’ormai anziano Mr. Meacham (Robert Redford), che è solito descrivere ai bambini del luogo un enorme e potente drago che si dice abiti nella vicina foresta. Questo è quanto Mr. Meacham dice anche a sua figlia Grace (Bryce Dallas Howard), che lavora proprio in quella foresta dimora del drago. Grace non ha mai riposto fiducia nei fiabeschi racconti, ma dovrà ricredersi quando, proprio nella foresta, farà la conoscenza di Pete (Oakes Fegley), un bimbo di appena 10 anni che si scopre essere vissuto da solo nella natura più selvaggia in quanto orfano. Dopo essere stato condotto in un ambiente più civilizzato, Pete pian piano si confiderà con i suoi soccorritori, sostenendo di essere cresciuto insieme ad un drago verde, Elliott. Inizialmente ritenuto un possibile amico immaginario, frutto della fantasia del bambino per sopperire alla solitudine, Grace stenterà ancora una volta a credere all’esistenza di una creatura magica ma, quando la concreta evidenza verrà posta al vaglio della sua razionalità, dovrà rivalutare le sue convinzioni e cercare di proteggere quel segreto racchiuso nella foresta che la brama di dominio dell’essere umano potrebbe distruggere.

David Lowery dirige attori del calibro di Robert Redford, Oscar alla Miglior regia nel 1981 per Gente comune, e la più giovane Bryce Dallas Howard, un anno fa apparsa sul grande schermo in quanto protagonista di Jurassic World, e li inserisce in un film live-action che indaga la possibilità di compresenza tra il mondo umano ed il mondo più fiabescamente animale, intessendo un forte legame di amicizia tra la più ingenua delle creature di stampo umano, il bambino, ed una drago dalle straordinarie capacità da scoprire.

Il drago invisibile gode dell’ottima performance del giovanissimo Oakes Fegley in un anno che ha visto un altro piccolo attore cimentarsi sul grande schermo offrendo un’interpretazione strepitosa, si parla di Neel Sethi, chiamato ad impersonare Mowgli ne Il libro della giungla di Jon Favreau. Considerando anche la difficoltà di dover interagire con mondo e creature “fantastiche” ricreate grazie all’ausilio della computer grafica, i due attori hanno padroneggiato perfettamente il progetto affidato alla loro presenza, apportando ai rispettivi film, entrambi ambientati in contesti naturali come giungla e foresta, un contributo fondamentale.

Questo nuovo titolo Disney sembra guardare al passato e, oltre a riprendere l’idea proposta nel 1977, sembra anche rifarsi al capolavoro di spielberghiana memoria E.T. – L’extra-terrestre (1982). Oltre ad avere in comune il nome di uno dei protagonisti, Elliott (o Elliot), qui affidato non al bambino umano, come in E.T., ma alla creatura “aliena”, i due lungometraggi vedono la vicenda svilupparsi attorno ad un nodo comune, ossia il tentativo da parte dell’uomo di dominare quanto irrazionalmente incomprensibile e quindi potenzialmente minaccioso, come un extraterrestre o un drago, entrambi con capacità che non competono all’essere umano. In un clima in cui il desiderio di spadroneggiare sul non-conosciuto tenta prepotentemente di imporsi, solo un legame così puro come l’amicizia che vede implicata l’ingenuità infantile potrà apportare una soluzione efficace, rendendo il film di Steven Spielberg così come quello di David Lowery esempi formativi di convivenza tra specie e razze diverse.

 
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