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Zona d'ombra: recensione del film connubio tra scienza e religione vs football americano

20/04/2016 08:00
Zona d'ombra recensione del film connubio tra scienza religione vs football americano

Will Smith, diretto da Peter Landesman, dà prova di ottima aderenza ad un personaggio realmente esistito, il dottor Bennet Omalu, che ebbe il coraggio di schierarsi apertamente contro la NFL per comunicare al gioco più popolare degli USA le sue più gravi conseguenze.

Zona d’ombra è il titolo dell’opera seconda che vede alla regia Peter Landesman, anche autore della sceneggiatura, tratta dall’articolo Game Brain pubblicato su GQ. Dirigendo un imponente Will Smith chiamato ad interpretare il dottor Bennet Omalu, il regista si dimostra capace di offrire un'intensa narrazione, equilibrata commistione tra scienza e religione, per un’opera che ricalca il dramma di una vera scoperta in campo scientifico.

Will Smith è il protagonista di Concussion, nelle sale italiane intitolato Zona d’ombra, un lungometraggio che si focalizza sulla storia vera che coinvolse l’accreditato neuropatologo forense Bennet Omalu e che lo proiettò contro uno dei più imponenti colossi americani, la National Football League (NFL). La trama ha inizio quando, a seguito della tragica morte a soli cinquant’anni di Mike Webster, una delle leggende del football americano, il dottore fu incaricato, per volere quasi definibile “divino”, di eseguire l’autopsia del cadavere e, non riuscendo a comprendere le cause che comportarono il decesso del giocatore, Bennet Omalu indagò più approfonditamente per sviscerare la verità che si celava dietro la morte del giocatore. Un meticoloso esame al cervello evidenziò la realtà dei fatti: quella che colpì Webster non poteva essere definita alzheimer precoce, bensì rappresentava una nuova malattia mai diagnosticata prima di quel momento, che poi prese il nome di Encefalopatia traumatica cronica, causata dagli inarrestabili colpi alla testa subiti in anni e anni di football professionistico, equivalenti a migliaia di traumi cranici. Conducendo le scoperte scientifiche alla luce, il dottor Omalu divenne il bersaglio della NFL, pronta a negare la verità per salvaguardare gli interessi di un gioco divenuto un’incommensurabile fonte di guadagno, disposta a far morire i propri giocatori, nell’indecenza e nell’incoscienza, in nome del football americano.

Peter Landesman scrive e dirige un’opera che bilancia se stessa intorno all’ossimorico accostamento tra scienza e religione: nel corso del film si assiste al costante inserimento di valutazioni scientifiche, supportate da valide prove empiriche, a cui si affianca l’onnipresente mano della fede in Dio. Il dottor Bennet Omalu, il quale assume le fattezze di Will Smith, è spinto parallelamente dall’amore per la scienza e dalla fede nella religione, entrambe cardine nel permettergli di approdare nel Nuovo Mondo, di affermare se stesso a livello lavorativo e di imbattersi in un caso scientifico che lo espone contro il mondo del football.

Scienza e religione, infatti, saranno chiamate a scontrarsi contro uno stesso nemico, il football americano, quindi dovranno coalizzarsi e far fronte comune per il bene del genere umano. Molti i riferimenti a cui si ricorre nel corso di Zona d’ombra che pongono in diretto contrasto uno sport così affascinante per chi guarda e così deleterio per chi gioca contro la coppia scienza-religione, sapientemente inscritti all’interno del film da Peter Landesman. Lo stesso Will Smith incarna il connubio tra i due termini ossimorici per natura: il dottor Bennet Omalu crede fermamente nel potere della scienza, ma è spinto anche da una fede interiore che gli ha donato la forza di cercare fortuna in America, come spiega “confessandosi” con quella che poi diventerà la sua compagna, la persona che lo sosterrà quando la NFL cercherà di mettere a tacere le sue scoperte.

Sorretto da un Will Smith che in Zona d’ombra dimostra di essere efficacemente in grado di sostenere e far suo con un ruolo così complesso, come quello incentrato sulla figura di Bennet Omalu, dando prova delle sue duttili abilità attoriali, il film informa e convince, nonostante la retoricità di alcuni dialoghi, inseriti in scene incentrate sulla relazione che il dottore instaura con l’infermiera di colore. E allora il coraggio del singolo riuscirà a farsi strada contro la caparbietà di una corporazione sorretto dalle due aiutanti, proprio in questo film unite contro la brama di potere, scienza e religione? Zona d’ombra offrirà un'argomentata risposta a questo quesito.

 
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