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Louisiana - The Other Side recensione film, da Cannes il documentario di Minervini

28/05/2015 09:00
Louisiana - The Other Side recensione film da Cannes il documentario di Minervini

Louisiana (The Other Side), Roberto Minervini presenta al Festival di Cannes un documentario drammatico che racconta una società allo sbando tra droga e armi.

Louisiana (The Other Side) film diretto da Roberto Minervini, scritto insieme a Denise Ping Lee, presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2015.

Louisiana (The Other Side) trama. In un luogo dimenticato da Dio e dalla società, vive una comunità composta da persone disagiate, che vivono nell’illegalità e nell’anarchia; reduci di guerra, drogati, alcolizzati, donne incinta che ballano la lap dance, bambini con un futuro compromesso, paramilitari che attendono la rivoluzione e la morte di Obama. In mezzo a questa fauna vive Mark, succube di una dipendenza da droga chimica, innamorato follemente della propria ragazza e della madre. Vuole uscire da questo incubo, ma non sa come fare. 

Louisiana (The Other Side) recensione. Dopo quella che viene considerata la “trilogia del Texas”, Roberto Minervini decide di spostarsi nei luoghi dove era cresciuto Todd, il padre del protagonista del suo ultimo lavoro, esplorando dunque la Louisiana del Nord. Si addentra fin dal primo fotogramma nell’intimità di Mark, inquadrandolo nudo in una selva alle prime luci del giorno; Il ragazzo è distrutto dall’anfetamina, che riproduce nella sua cucina-laboratorio come un vero chimico e con altrettanta abilità inietta nella sua vena e in quella degli altri. Mark è l’espressione di una comunità arrabbiata, abbandonata dallo Stato, lasciata a marcire nella sua povertà sia economica che culturale. Eppure sopravvive una certa forma di rivalsa, le persone hanno voglia di ribellarsi a questa condizione, ma inevitabilmente ricadono nei loro distruttivi paradisi artificiali, veloci e facili da raggiungere. Questo documentario assume evidentemente dei tratti politici, di forte critica e denuncia, che si fa massima nella seconda parte, quando si entra in contatto con un gruppo paramilitare assetato di rivoluzione, la cui unica principale volontà è veder far saltare la testa di Obama, e magari qualcuno auspica l’avvento di una donna al potere. Sono persone che si barricano nel fanatismo per creare l’altro lato e sopravvivere, per se stessi e per le proprie famiglie, l’ultimo vero baluardo del loro mondo. Minervini riesce però sempre a dare uno sguardo amorevole verso i suoi protagonisti, che per quanto abbiano dei tratti cupi e scabrosi, vivono di emozioni come uomini e donne qualsiasi. E quando gli chiedono come abbia fatto a sceglierli lui risponde: “La scelta finale dei protagonisti è avvenuta in modo naturale. I personaggi sono emersi per la loro voglia di essere ascoltati. Ed ognuno con il proprio modo di essere: alcuni gridando la propria sofferenza, altri mostrandosi per quello che sono come la donna incinta o il ragazzo che sogna di essere soldato; le azioni o i corpi di questi personaggi silenziosi valgono più di mille parole”.

 
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