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L'Accordo: recensione del documentario sulla Fiat Mirafiori

18/10/2014 08:00
L'Accordo recensione del documentario sulla Fiat Mirafiori

L'Accordo è un film documentario diretto da Jacopo Chessa che da la voce agli operai e agli altri protagonisti del referendum tenutosi allo stabilimento Fiat di Mirafiori il 13 e 14 gennaio 2011 per valutare la proposta - o ricatto secondo alcuni - di Sergio Marchionne. Documentario attualissimo vista la tematica del lavoro e la crisi industriale.

L'Accordo Documentario Jacopo Chessa è il regista di “L'Accordo” (2011), film documentario presentato in anteprima il 17 aprile 2012 al Festival del Cinema Europeo di Lecce e che racconta, seguendo vari punti di vista, la lotta operaia dello stabilimento Fiat Mirafiori prima del referendum del 13 e 14 gennaio 2011, quando la dirigenza propose – praticamente – un ultimatum agli operai per rilanciare o chiudere definitivamente lo storico stabilimento di Torino. Il film è una produzione Prime Bande ed è stato realizzato anche grazie alla Fondazione della Comunità di Mirafiori Onlus. Uscito più di due anni fa, il documentario di Jacopo Chessa è tutt'ora attuale perché affronta uno dei problemi più pressanti e drammatici dell'attuale crisi industriale dei grandi stabilimenti Italiani, dall'Ilva di Taranto alla ThyssenKrupp di Terni

Trama E' il 18 dicembre 2010. Davanti allo stabilimento di Mirafiori, a Torino, gli operai della Fiat sono riuniti in assemblea per discutere sulla nuova proposta di lavoro firmata da Sergio Marchionne. Nel nuovo piano aziendale, il rilancio dello stabilimento di Mirafiori è possibile solo ridisegnando i rapporti di forza tra lavoratori e azienda e ridefinendo il ruolo del sindacato. Sostanzialmente, per evitare la chiusura, come già accaduto a Pomigliano, gli operai devono votare per una riduzione dei propri diritti. Il referendum si concluderà con una misera vittoria del Si e lascerà fuori dalla rappresentanza sindacale in aziena la Fiom Cgil, non firmataria dell'accordo

Regia Jacopo Chessa ha scelto la forma del reportage, dando la parola agli operai, ma anche a sindacalisti, analisti, politici, e aggiungendo una voce off che fa da raccordo ed esplicita alcune tematiche tecniche, come la fuoriuscita dei dipendenti di Mirafiori dal contratto nazionali, altrimenti difficilmente digeribili per i non esperti. “L'Accordo” è stato poi diviso in capitoli, ognuno dei quali tratte le tematiche più interessanti e pregne di significato, aiutando lo spettatore a non perdersi nel mare delle contraddizioni che ruotano intorno all'intera vicenda

Recensione “L'accordo” non punta sulla qualità della fotografia o sul montaggio. Da un punto di vista visivo, infatti, il film appare scarno, fatto perlopiù di interviste con pochissime immagini di copertura. La scelta è ovviamente funzionale al senso complessivo, conferendo alla pellicola una sorta di oggettività tipica dei saggi scientifici e non dei romanzi d'autore. Attraverso il montaggio che alterna i vari contraddittori punti di vista, apparentemente il regista assume una posizione neutra, inducendo lo spettatore a scendere in campo e scegliere da che parte stare. Più si va vanti e si entra nel dettaglio, più lo scarto tra chi è a favore e chi contro appare netto e marcato. Jacopo Chessa inoltre cerca di contestualizzare la vicenda con l'intera storia della fabbrica: durante le primissime riprese del film risulta di grande impatto il richiamo alla marcia dei quarantamila, la storica manifestazione dei quarantamila quadri Fiat che il 14 ottobre 1980 segnò una forte frattura con la controparte operaia, e che, per associazione, qualifica come epocale anche il nuovo accordo proposto dalla dirigenza. Colpisce anche la contrapposizione continua dei giudizi di chi pensa che in realtà l'accordo sia positivo, perché sostanzialmente non toglie nulla agli operai di Mirafiori ma semplicemente li equipara ai loro colleghi europei, e chi, invece, crede che con questo nuovo contratto la condizione di lavoro si avvicini più agli operai Usa o dei paesi in via di sviluppo, qualificando quindi negativamente l'aver rinunciato alla lotta sotto la minaccia pressante, e forse illecita, della chiusura dello stabilimento

Il regista Jacopo Chessa è stato ricercatore universitario sulla storia del cinema francese degli anni Cinquanta e Sessanta all'Université de Paris III – Sorbonne Nouvelle e collaboratore con l'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Ha poi fondato Prime Bande nel 2010, con cui ha poi prodotto “Torino Hardcore” (2011), documentario sulla scena punk degli anni Novanta

 
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