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Real life - La mancata vacanza antistress: nella moderna Etruria degli psicotarpani

11/08/2014 14:00
Real life - La mancata vacanza antistress nella moderna Etruria degli psicotarpani

Possibile che nel 2014 agognare ad una connessione Internet equivalga a chiedere la luna? E che bar che dichiarano pubblicamente d'avere disponibile per i clienti l'uso del Wi-Fi tentino di scacciare con manovre sfacciate o celate un povero giornalista che deve fare il proprio lavoro? All'estero sarebbe inammissibile, ma nella "moderna" Etruria degli psicotarpani è realtà.

Real life - Vacanza antistress. La scorsa settimana ho avuto una bella idea. Bella si fa per dire, perché in effetti tale era nelle intenzioni, ma poi si è rivelata problematica. Ho infatti deciso di andare a trovare mia madre sul litorale laziale, nei dintorni di Tarquinia, dove si trova a villeggiare. Il mare, pensavo sognando una vacanza antistress, mi farà bene. A parte immancabili beghe familiari, fra cui una deliziosa nipotina urlante che mi ha praticamente traforato i timpani con i suoi pressoché ininterrotti e capricciosissimi decibel, ci si è messa una questione cui non avevo pensato in termini catastrofici: la disponibilità di una connessione Internet.

Internet Wi-Fi. Ed invece tragedia era. Perché, se nella località dove mi trovavo dispositivi stile pennetta danno segnale assente, gli unici due bar del posto, i quali dichiarano pubblicamente d'avere disponibile per i clienti l'uso Internet tramite Wi-Fi, paiono aver messo tale opzione come specchietto per le allodole. Prima giornata: mi reco in uno dei due bar, dove faccio colazione, compro il giornale e chiedo di poter usare il Wi-Fi. Siccome la batteria del mio vecchio fidato pc è ormai al lumicino domando gentilmente il permesso d'attaccarmi ad una spina della corrente, offrendo di pagare un contributo nel caso ciò dovesse costituire un problema.

Presa di corrente. In questo bar quel giorno sono stati molto cortesi, sostenendo che non dovevo preoccuparmi. Mi sono trattenuta per qualche ora. Non so perché, ma, malgrado la gentilezza dei proprietari ed il mio piazzarmi in una postazione dove non dessi assolutamente fastidio, non ero a mio agio... Il secondo giorno mi dicono che Internet non funziona. Hanno spento il Wi-Fi, non sono nata ieri. Loro credono che mi beva la bugia, ma così non è. Allora vado nell'altro bar che millanta l'opzione di connettersi ed, avendo sempre il problema della batteria, uso, anche qui dopo aver chiesto di poterlo fare, una presa di corrente. Ovviamente pure stavolta consumo qualcosa e familiari ed amici che sono con me mangiano gelato e comprano riviste. Rimango meno di cento minuti (fra l'altro c'è un cartello con su scritto che ci si può connettere per un tempo massimo di due ore).

I-Pad e computer. Terza giornata: nel primo bar c'è di nuovo campo, me ne accorgo da fuori usando il mio I-Pad. Entro per comprare un dolce. Mi guardano strano; forse temono che mi riconnetta col computer? Il giorno dopo ritorno nel secondo bar, in un'ora in cui non c'è nessuno. Prendo da bere, ma, quando faccio per attaccare il pc alla spina della corrente, m'avvedo che l'hanno attappata con lo scotch. Hanno attappato tutte le prese perché nessuno possa attaccarvisi! Non so quanto paghino d'Enel gli esercizi commerciali, ma so per certo che il costo che deriva loro dall'attacco di un computer alla presa è irrisorio. Comunque chiedo di poterlo fare, offrendomi, come il primo giorno nell'altro bar, di dare un contributo monetario nel caso ciò fosse per qualche motivo ritenuto sconveniente.

Internet Point. Viene a parlarmi il capo dell'esercizio, un ometto più basso di me (ed io non sono una stanga) che comincia a bofonchiare una storia assurda sul perché hanno attappato le prese. Mi dice che quello non è un Internet Point; che l'Internet Point più vicino è a Tarquinia. Gli chiedo di spiegarmi dove, almeno ci vado. Ma mi replica che non lo sa. Però mi ricorda che lì posso stare solo due ore e mi concede d'usare la spina in via del tutto eccezionale: il giorno dopo non mi dovrò più presentare! Testuali parole: “Tu qui non ci devi più venire!”. Mi domando se il soggetto mi tratterebbe con più rispetto se sapesse che, nonostante il fisico da ragazzina, non sono più una teenager ed ho a casa un discreto papier di lauree. Probabilissimamente no, visto che, come dicono alcuni genitori di ragazzini alla mia amica Daniela, che è professoressa di scuola media, “la cultura non fa mangiare”.

Psicologia psicotarpani. Adopro la psicologia: non mi conviene arrabbiarmi, tanto domenica me ne torno in città e dico addio a quella landa di psicotarpani. Ho avuto la fortuna di viaggiare abbastanza nella vita ed all'estero non mi è mai capitato di avere problemi con le connessioni: anzi, Internet è dappertutto e bar e ristoranti fanno a gara per proporlo ai clienti, in quanto chi si ferma a lavorare col computer costituisce un buon consumatore. Sono allibita da questa esperienza. Avrei potuto controbattere alle manovre sfacciate o celate per scacciarmi dai due bar, tuttavia credo sarebbe stato inutile; non si può pretendere di cambiare la mentalità delle persone in pochi minuti con le parole ed io ho bisogno di una connessione per lavorare. “Psicologia del tarpano, manuale per l'uso”: questo il prossimo libro che vorrei acquistare. O magari, chissà, scrivere...

 
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Scritto da
Silvia Niri
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