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Fra Diavolo, il film con Stanlio e Ollio classico della comicità intelligente

05/05/2014 08:00
Fra Diavolo il film con Stanlio Ollio classico della comicità intelligente

Fra Diavolo è il film con Stanlio e Ollio che ripercorre la trama del bandito realmente esistito. Il successo fu dirompente, mentre la critica mostrò giudizi diversi per la comicità della pellicola.

Fra Diavolo (“The Devil's Brother”) è il film con Stan Laurel e Oliver Hardy uscito il 5 maggio 1933, diretto da Hal Roach e Charley Rogers.

La trama. La storia è ambientata nei primi anni del diciottesimo secolo, quando il bandito Fra Diavolo torna al suo accampamento nel Nord Italia per comunicare ai suoi compagni di procedere con un’ennesima rapina. Deve derubare Lord  Rocberg e Lady Pamela, travestendosi come il marchese di San Marco: ordina ai suoi ladri di cavalcare al castello di Rocberg per prelevare i gioielli della donna. Nel frattempo anche Stanlio e Ollio sono stati derubati e i due si convincono che dovrebbero diventare ladri loro stessi. Dopo una rapina sfortunata i due incontrano Fra Diavolo, il quale li assolda come suoi servitori. Il piano di Fra Diavolo è rubare la somma di denaro di 500.000 franchi da Rocberg, ma Stanlio beve accidentalmente un sonnifero preparato per Rocberg e il piano fallisce. Intanto la trama segue anche Lorenzo e la fidanzata di Zerlina, la quale è stata promessa sposa a Francesco nonostante lo odi.
Fra Diavolo scopre che la fortuna di Rocberg è nascosta nella sottoveste, mentre Lorenzo con  suoi soldati circonda la locanda e duella con il bandito. Lorenzo primeggia, con i soldi recuperati potrebbe salvare la sua locanda e sposarsi con Zerlina. Intanto Fra Diavolo, Stanlio e Ollio vengono poi portati via per essere fucilato da un plotone di esecuzione: Stanlio chiede il permesso di soffiarsi il naso ed estrae un fazzoletto rosso, cosicché un toro infuriato presente nella stalla lo assale. Fra Diavolo fugge sul suo cavallo, e Stanlio e Ollio scappano in sella al toro.

Stanlio e Ollio. Il film segna l’approdo di Stanlio e Ollio ad una narrazione più compita, dopo “Figli del Deserto” (1933) , una delle loro commedie più famose e durature. Finora infatti il duo aveva cercato di perfezionare la loro mimica affinché non fosse solo relegata a degli sketch, bensì potesse inanellarsi un una sceneggiatura lunga, su modello di Charlie Chaplin. Così scelsero un’operetta comica, “Fra Diavolo” (“Fra Diavolo ou l'Hôtellerie de Terracine”) del 1830, musicata da Daniel Auber su libretto in lingua francese di Eugène Scribe. A sua volta l’opera è tratta dalla vera storia di Fra Diavolo, il cui vero nome era Michele Arcangelo Pezzae che alla fine del 1700 fu un guerrigliero e militare italiano, poi morto per impiccagione nel 1806.
Laurel e Hardy all’inizio erano titubanti nella scelta del soggetto, poiché i loro fan erano abituati a vederli in ambientazioni contemporanee. Lo stesso Laurel discusse con il produttore Hal Roach sulla sceneggiatura che fu adattata sullo schermo da Jeanie Macpherson, collaboratore di Cecil B. DeMille. Fu la presenza di Thelma Todd a pacificare le riprese, con inserti umoristici che raccontavano la vita amorosa del periodo.

Il successo e la critica. Quando “Fra Diavolo” fu distribuito - dopo un'anteprima di cui 20 minuti sarebbero stati tagliati - divenne il più grande successo al box office di Stanlio e Ollio, anche se molti spettatori non apprezzarono la commistione tra commedia e musica. Molti notarono la presenza di intermezzi della slapstick-comedy inutili, mentre altri consideravano i numeri musicali troppo frequenti. Mordaunt Hall nella sua recensione del New York Times scrisse: "Senza essere scortese verso Stan Laurel e il suo compagno, il pesante Oliver Hardy, dopo aver assistito a questa produzione si apprezzano molto meno le loro buffonate e più la possente voce del baritono Mr. King”.

La comicità. Stanlio e Ollio proprio grazie alla presenza di momenti musicali potevano invece sbizzarrirsi in evoluzioni mimetiche, dalla possibilità di usare parrucche d'epoca ridicole, all’uso del vino che in una scena memorabile  li fa diventare isterici dalle risate. Fino alla cavalcata finale sul tori: propri interagendo con oggetti diversi dalla loro classica performance riescono a suscitare ilarità e spaesamento, assolvendo al ruolo che si erano prefissati. Ossia far sorridere lo spettatore, facendolo uscire dalla crisi finanziaria del 1929.

 
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