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La Coscienza Di Mike Di Nanni Delbecchi: Cronaca Di Un Amore-Odio

06/01/2010 16:13
La Coscienza Di Mike Di Nanni Delbecchi Cronaca Di Un Amore-Odio

La Coscienza Di Mike Di Nanni Delbecchi: Cronaca Di Un Amore-Odio - "Una passeggiata negli ultimi cinquant'anni del giornalismo italiano con un occhio di riguardo per gli irregolari, i senza fissa dimora, "gli isolati" come avrebbe detto Bianciardi. Un gruppo di famiglia senza famiglia: che, pero', hanno avuto qualcosa in comune.Tutti si sono occupati di critica, anzi, della Cenerentola tra le critiche. La critica televisiva. Perche', forse, anche la critica televisiva e' essa stessa senza fissa dimora, ha in se' qualcosa di irregolare. E' roba da isolati."
La coscienza di Mike, storia confidenziale con aneddoti e ricordi personali, racconta mezzo secolo di amore-odio nei confronti della tv: la fabbrica dei cretini come ebbe a sentenziare, senza ripensamenti, Giovannino Guareschi in Cara Gio', la tv e' l'oppio dei popoli (in "Oggi illustrato",16 settembre 1965).

3 gennaio 1954: nasce la Rai, tenuta a battesimo da Mike Bongiorno che presenta Arrivi e partenze. Un anno dopo, il 19 novembre del 1955, tocca ancora a Mike Bongiorno condurre la prima puntata di Lascia o raddoppia?: un fenomeno di costume senza precedenti in grado di svuotare le citta' ed inchiodare sei milioni di italiani ad un elettrodomestico. E' in atto un cambiamento epocale nella storia italiana: chi e' il colpevole? Nel 1961 Umberto Eco consegna il proprio verdetto tramite la celeberrima Fenomenologia di Mike Bongiorno. Si parte da qui: "ovvero come Lascia o raddoppia? ha trasformato l'elettrodomestico piu' amato nella nutrice degli italiani, ha reso il piccolo schermo materia letteraria e ha spinto un gruppo di scrittori e cronisti a inventarsi un nuovo mestiere."

Il modello del diario quotidiano che ancora oggi sopravvive e' opera di Ugo Buzzolan che nel 1955 inventa, con intelligenza e buongusto, un nuovo genere dal nulla. Per 35 anni, Buzzolan alle ore 21,00 si chiude nel suo stanzino "per selezionare cio' che di memorabile (o di stomachevole) ha passato il convento televisivo" e affidarlo alla Cronaca televisiva ("La Stampa"), la rubrica quotidiana rimasta un modello insuperato.
In tre macrofasi che hanno caratterizzato la storia della critica televisiva, la carrellata dei personaggi che si sono affacciati al genere e' impressionante. Tra gli artefici della prima fase (dalla seconda meta' degli anni '50 agli inizi degli anni '80) ci sono: Gabriele Baldini che giustifica il ruolo della tv esclusivamente in funzione di letteratura, teatro e lirica; Luciano Bianciardi (padre fondatore della critica televisiva insieme a Buzzolan), spirito geniale e controcorrente, che intuisce la potenza del personaggio Mike proprio in virtu' del suo essere onestamente mediocre, del suo schietto, lampante grigiore tre anni prima di Eco; Achille Campanile, umorista dotato di un talento di parodista visionario impareggiabile; Giovannino Guareschi; Sergio Saviane, l'inventore dei mezzibusti, occhio anarchico a briglie sciolte dall'estro caricaturale che sa di miracoloso.
Questa prima fase rappresenta l'eta' dell'oro della critica televisiva: uomini di lettere capaci di reinventarsi artigiani in nuove botteghe di scrittura.
E' Beniamino Placido con la sua rubrica A parer mio ("La Repubblica") ad inaugurare nel 1985 la seconda fase della critica televisiva: i tempi sono maturi, la tv entra prepotentemente e di diritto nel dibattito culturale. La tv tout court e' cultura: nasce la critica d'autore, a cui appartengono Omar Calabrese, Sandro Bolchi, Enrico Vaime, Oreste Del Buono. Sono ancora, prevalentemente, penne letterarie prestate alla tv.
Nei primi anni novanta si profila la terza fase: proprio nel momento di massima invadenza televisiva (la tv e' ormai membro di famiglia e siede a capotavola) la critica subisce un arresto. L'unica eccezione e' costituita dall'autorevolezza di Aldo Grasso, solitario testimonial della coscienza mediatica.
E' nel 2005, infatti, che Tvblog segna il passaggio della migrazione della critica televisiva in rete:

"Nasce Tvblog.it, destinato a diventare il più ampio e completo indirizzo Internet dedicato alla televisione italiana, sarà seguito a ruota da molti altri blog di argomento televisivo. (...) In rete tutti ormai hanno a disposizione, oltre al quarto d'ora di notorietà, anche il loro quarto d'ora di giudizio. Il pensiero critico tende a polverizzarsi, in cerca di una nuova identità, e almeno da questo punto di vista la critica televisiva dovrebbe trovarsi in una posizione di vantaggio sulle sue consorelle. Diversamente da loro, infatti, un'identità certa non l'ha mai avuta."
La coscienza di Mike si chiude nel ricordo di Gian Carlo Fusco che, sorprendentemente, inaugura la sua rubrica Pollice verso ("Il Giornale d'Italia") a 65 anni:
"Vuole essere, questa storia confidenziale, un piccolo omaggio a un modo di essere giornalisti e al tempo stesso scrittori quando questi due universi confinavano ancora, anzi, si alimentavano vicendevolmente. Un omaggio ai tempi in cui entrambi confinavano con l'indipendenza, con l'estro, a volte perfino con la follia. L'omaggio a qualcosa che c'e' sempre meno. Nel giornalismo, e non solo."
Delbecchi, quindi, lascia la parola a Natalia Aspesi che nella presentazione a Il gusto di vivere, l'antologia dei reportage di Gian Carlo Fusco da lei curata, scrive: "Oggi uno come Fusco probabilmente non incomincerebbe nemmeno a scrivere: non c'e' piu' posto per l'invenzione, per la diversita', per il rifiuto delle regole, per lo sberleffo, per lo scherzo, per la disubbidienza; oggi bisogna avere un aspetto gradevole, irreprensibile, alla moda, appartenere a qualcuno, persone o partito, non andare controcorrente..."
Risalendo la coscienza di Mike, Nanni Delbecchi giunge a riva: "I ricordi nella memoria sono soldati in marcia nel deserto." 

Nanni Delbecchi, La coscienza di Mike, Mursia, pp 155.

 

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Carla Paulazzo
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