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L'uccello dalle piume di cristallo, il film classico horror di Dario Argento

19/02/2014 08:00
L'uccello dalle piume di cristallo il film classico horror di Dario Argento

L'uccello dalle piume di cristallo è il primo horror film di Dario Argento realizzato nel 1970. La fotografia è di Vittorio Storaro

L'uccello dalle piume di cristallo è il film di Dario Argento che uscì in Italia il 19 febbraio 1970. Il cast è composto da Tony Musante, Suzy Kendall, Enrico Maria Salerno, Eva Renzi con fotografia di Vittorio Storaro.

La trama. Sam Dalmas è uno scrittore di Philadelphia che è in vacanza a Roma: attraverso la finestra di una galleria d'arte vede una donna alle prese con un uomo. L'uomo brandisce un coltello e fugge, la donna cade a terra. La Polizia interroga Sam come unico testimone e l'ispettore Morosini, prendendo il passaporto di Sam gli consiglia di rimanere in città. Il gallerista Alberto Ranieri identifica la donna ferita come sua moglie. Sam però vorrebbe tornare negli Stati Uniti, quindi inizia una sua indagine sull'incidente. La polizia collega l’aggressione con la recente morte di altre tre donne. La situazione si complica quando Sam riceve una telefonata anonima con la quale si comunica che la sua ragazza, Julia morirà a meno che lui lasci il paese. Sam che ha registrato la telefonata la fa ascoltare alla polizia, ma la voce non non corrisponde con quella di una chiamata ricevuta in cui un uomo affermava di essere l'assassino. Inoltre sul nastro è presente uno strano cigolio di cui non si comprende la fonte.

Morosini è preoccupato per la sicurezza di Sam e gli restituisce il passaporto così da poterlo far tornare a Philadelphia. Dover, un amico ornitologo di Sam ritiene che il cigolio sul nastro sia il richiamo di uno strano uccello che si trova nel giardino zoologico della città: Sam, Dover, e Julia si incontrano con l’ispettore Morosini allo zoo, e osservano che una finestra dell'appartamento di Ranieri si affaccia sulla gabbia degli uccelli. Avvertiti da un urlo giungono nell’abitazione trovando marito e moglie litigare con un coltello. Nella lotta Ranieri  si getta dalla finestra aperta e morendo confessa i quattro omicidi commessi. Sam si rende conto ben presto che in realtà è Monica è l'assassino.

Giunti nella galleria d'arte la donna tende una trappola a Sam, precipitandogli addosso  una scultura. Lui è immobilizzato, Monica  prima di  colpirlo è fermata dalla polizia. Durante un'intervista lo psichiatra di Monica racconta la sua storia: dieci anni prima lei fu aggredita subendo un trauma, e quando un giorno fissò un famoso dipinto che ritraeva una scena di violenza in lei si risvegliò la schizofrenia dalla quale era guarita. Così si identificò nell'aggressore del quadro, e anche il marito divenuto schizofrenico fu suo complice. Il giorno dopo Sam e Giulia tornano a Philadelphia.

L’horror. Il film "L'uccello dalle piume di cristallo" è tratto liberamente dal libro “La statua che urla” (“The Screaming Mimi”), un giallo scritto di Fredric Brown pubblicato nel 1958: il romanzo è ambientato a Chicago dove un omicida seriale sfregia giovani donne. Una donna sopravvive, Iolanda Lang e un giornalista si appassiona alla sua vicenda. Il giornalista indaga sui diversi omicidi intuendo che il collegamento è con l'acquisto di una statua.

Alfred Hitchcock. La pellicola ”L'uccello dalle piume di cristallo" venne prodotta dopo che Bernardo Bertolucci ebbe l'incarico realizzare un film dal romanzo. Scelse così Argento, allora critico cinematografico e sceneggiatore con cui collaborò per la sceneggiatura di “C'era una volta il West”. Argento riscrisse la sceneggiatura inserendo episodi onirici, ma la difficoltà di produzione non furono poche. Così con l’aiuto finanziario del padre fondò la società “Seda Spettacoli” che produsse la pellicola. Non mancano echi del personaggio di Philip Marlowe creato da Raymond Chandler, nonché della risoluzione finale del caso che risale a motivi psichici, come nella tradizione di Alfred Hitchcock, da “Psyco” (1960) a “Marnie” (1964).

E l’aspetto di Dario Argento che più colpisce è proprio questa capacità di mescolare la suspense finora tenuta in piedi da momenti di semplice paura, alla creazione di sequenze surreali che richiamano timori inconsci. Basti pensare alla scena finale nella galleria che richiama le opere di De Chirico.
Lo stesso New York Times definì il film “un buon il thriller pur se con paure poste su un livello più elementare dei thriller da Hitchcock”.

Il film con un costo di 500 milioni incassò 1,3 miliardi di lire. Sancì il primo successo del regista che nel 1975, dopo la trilogia degli animali composta da ”Il gatto a nove code” (1971) e “4 mosche di velluto grigio” (1971) diresse “Profondo rosso”.

 
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