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Libro Vermeer, artista emblematico e icona assoluta: La luce di Vermeer di Max Kozloff

07/02/2014 14:00
Libro Vermeer artista emblematico icona assoluta La luce di Vermeer di Max Kozloff

La luce di Vermeer (Contrasto) di Max Kozloff è un affascinante tour nelle opere di Vemeer, ammirate senza riserve, immerse in una luce palpabile e in atmosfere di ineguagliabile raffinatezza : "Perché un'immagine diventi un'icona, la sua magnificenza può rappresentare una risorsa ma il carisma è di certo un pre-requisito"

La luce di Vermeer (Contrasto) di Max Kozloff - Johannes Vermeer è una personalità rispettata, conosciuta tra i pittori olandesi suoi contemporanei. Per un certo periodo ne guida la gilda. Si sa che alcuni acquirenti stranieri visitano lo studio di Vermeer dietro consiglio. Tuttavia non registrano impressioni di sorta sulla sua opera, solo annotazioni a margine riguardo al caro prezzo dei suoi quadri. Vermeer muore a 43 anni lasciando 36 dipinti e molti debiti. Non ha esercitato alcuna particolare influenza sulla sua epoca, dimenticato per quasi i due secoli successivi.
L'approccio su tela di Vermeer rispecchia un resoconto apparentemente passivo: oggetti e persone sono fissati secondo il cangiare della luce con la stessa attenzione – nell'Atelier, il tappetto si sgualcisce, la mappa s'increspa. Spiega Kozloff: “Le cose del mondo ottengono le loro credenziali da un artista che lealmente le garantisce in quanto loro servitore sotto il dominio attivo della luce”.

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Le dame di eleganza lapidaria - Le modelle del pittore rappresentano gentildonne che indossano abiti lussuosi e accessori preziosi con eleganza lapidaria, mentre scrivono, leggono una lettera portata dalla cameriera, si addormentano nella penombra appoggiate sul tavolo o suonano la spinetta. Eppure lo storico dell'arte Gary Schwartz si chiede chi fossero queste donne, neanche i burgher più agiati vivevano circondati da un tale lusso.
I costumi, con cui le modelle si vestono e si acconciano, fanno parte del guardaroba da studio: un orecchino di perle, un giacchino di velluto orlato di ermellino - ornamenti memorabili di interni borghesi di Delft che conferiscono al soggetto rappresentato l'aurea della magnificenza di una sfilata di alta moda.
Ai costumi riservati alle attività signorili si contrappongono le vesti povere della servitù come in “La lattaia”.
Per questo tipo di rappresentazioni, c'è ovviamente un mercato.

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La pittura esalta la mentalità dei committenti - Gli artisti del XVII si guadagnano da vivere con opere che riflettono la mentalità mercantile dei loro committenti. Nell'epoca delle monarchie assolute, l'ordinamento costituzionale dell'Olanda proietta questo piccolo stato al vertice per tecnologia marittima e mercati azionari.
La pittura di genere esalta l'apparente benessere materiale e spirituale di una classe borghese in vorticosa ascesa che accumula capitali, pronta a rimpiazzare l'aristocrazia nell'esercizio politico: «L'energia e l'orientamento democratico della società si manifestavano anche nel modo in cui la società stessa voleva essere considerata, dal punto di vista dell'identità personale o di classe, delle ricerche scientifiche, delle attività di svago, degli eventi famigliari, dei beni materiali, dei valori morali e delle invenzioni storiche. I pittori visualizzavano tutti questi elementi mediante immagini distinte che nell'insieme rendevano con completezza l'orizzonte di una comunità eccezionalmente progressista per la sua epoca».
Tuttavia, al suo debutto, Vermeer mostra interesse per la vita dei bassifondi.

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La Mezzana - Nel Seicento, la pittura ritrae il popolo dei bassifondi come figure grottesche enfatizzando le maniere sguaiate con sprezzante condiscendenza. Invece, in Vermeer è assente il tratto caricaturale. Che si tratti di indifferenza o riserbo, ne consegue uno sguardo diverso.
"La Mezzana" raffigura un cavaliere curvo dietro una giovinetta: con una mano porge una moneta sul palmo aperto della ragazza, con l'altra le tocca il seno – il desiderio dell'uomo nei confronti della donna è mostrato qui con un gesto esplicito mai più replicato. Ci sono, inoltre, la ruffiana soddisfatta dell'affare e un giovane che alza il calice di vino nell'atto di brindare. Il giovane porta berretto e farsetti neri, gli stessi che ritroviamo, una decina di anni dopo, nel pittore Vermeer di spalle in “L'Atelier o L'Arte della Pittura” quando è un uomo rispettabile, membro della corporazione di San Luca, padre di undici figli sotto il tetto della ricca suocera. Se si tratta effettivamente di un elemento autobiografico, quel giovane con il calice in mano è l'artista stesso.

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Dissidenti e inquadrati - Nella "Mezzana" il primo piano dei protagonisti sembra accogliere l'osservatore nella compagnia grazie a uno di loro, l'artista che dà il benvenuto brindando. Diversamente dai volti viziosi dipinti nelle convenzionali immagini di bordello, in "La Mezzana" le facce sono rilassate. Inoltre, a differenza dello stereotipo, alla destra del quadro, il trio compiaciuto impegnato in qualche malaffare, non è presentato all'osservatore.
La critica ha spesso sollevato il dubbio interpretativo a riguardo: da un punto di visto del quadro come oggetto fisico è sottinteso l'interesse commerciale per il collezionista. Da un punto di vista della rappresentazione, invece, il risultato è sovversivo: il giovane artista sembra accogliere l'osservatore maschile con cameratismo. Brinda al nuovo venuto invitandolo a fare parte del gruppo. Lo sguardo maschile può osservare quel piacere senza il condizionamento delle barriere sociali. Può condividere il momento senza la necessità di parteciparvi: «L'“artista” di Vermeer, nella Mezzana, è una figura esplicitamente interrogativa. In omaggio alla sua funzione artistica lo definirei un “dissidente”, fuori cornice, rispetto ai suoi compagni di baldorie, “gli inquadrati”. Gli “inquadrati” non devono necessariamente essere contegnosi, basta che siano assorti nei loro pensieri o nei loro affari. Naturalmente quegli affari (che possono essere “sospesi” per l'occasione, come quelli di “Clio”) passano in secondo piano quando sono messi accanto ai “dissidenti” attivi, ritratti mentre rispondono a un qualche stimolo proveniente proveniente dallo spazio dell'osservatore. In questo vivacissimo scambio, l'evento è contrassegnato come una nota di digressione dalla narrativa interna, che per il resto continua il suo breve cammino senza neanche accorgersi che qualcosa è cambiato. Quando una ragazza sorride rivolta a noi, e quindi non all'indirizzo del gentiluomo interessato che è venuto a trovarla, potremmo pensare che sottintenda: “Guardate come lo prendo in giro”. Per via di questo sguardo complice, l'evento sfugge al tranquillo significato offerto dal titolo “Ragazza con il bicchiere di vino”. I titoli dati alle opere di Vermeer raramente forniscono altrettante informazioni delle direttrici dello sguardo. Quando questi sguardi escono dalla cornice, mettono in discussione l'attività apparente, o facendo singolarmente appello alla reazione esterna o sottoforma di commenti critici».

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Un pittore "sordomuto", un'icona senza tempo - Vermeer appartiene al mondo borghese. Tuttavia, le dinamiche della sua opera attestano un'eccezionalità che esula dal contesto. Scrive Lawrence Gowing con intento provocatorio: “E' come se sia animato da un distacco divino, più equilibrato, più civile, più raffinato... e più immune delle infezioni della sua epoca, di qualsiasi altro pittore prima o dopo di lui. O forse era di un'inconcepibile ingenuità, solo occhio e nient'altro, un pittore sordomuto, magari, quasi un'idiota del tutto mancante di quell'attrezzatura mentale che di norma ostruisce il passaggio dall'occhio alla mano, una retina ambulante, esercitata come una macchina”.
In ogni caso, non c'è modo di pensare a Vermeer come a un artista mediocre: la sua è un'opera senza tempo, ammirata senza riserve, assurta a icona assoluta. 

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Carla Paulazzo
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