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Recensione Oriana. Una donna di Cristina De Stefano: faccia a faccia con la Storia

17/12/2013 14:30
Recensione Oriana. Una donna di Cristina De Stefano faccia faccia con la Storia

«Ho avuto la fortuna di essere stata educata da due genitori molto coraggiosi. Coraggiosi fisicamente e moralmente. Mio padre era un eroe della Resistenza e mia madre non gli è stata da meno». (Oriana Fallaci)

"Oriana. Una donna" (Rizzoli) di Cristina De Stefano ripercorre la vita della giornalista italiana più famosa all'estero rivelandone molti episodi inediti. 

Oriana Fallaci è una grande lavoratrice. Ha appena finito il liceo quando diventa una cronista del Mattino. Nonostante la giovane età, dimostra a chiunque le capiti a tiro di che pasta è fatta. Va ovunque, scrive di tutto. Capisce che solo in questo modo ha la possibilità di affinare la qualità della propria scrittura. Diventare la più brava è indispensabile per difendersi dalle prepotenze della storia, glielo ripete mamma Tosca da sempre.
Nei primi anni 50 scrive per l'Europeo. Si occupa di spettacolo. La sua prima intervista è all'imperatrice Soraya. L'arte di intervistatrice si mostra già in quell'occasione.
Conduce l'interlocutore dove vuole lei: un dettaglio non è mai insignificante, una risata fuori posto o un gioco nervoso di mani svelano cose. Non ha soggezione di nessuno. Scrive dalla parte dei lettori.

Tra gli scontri leggendari di cui è protagonista, quello con il collega Davide Lajolo che ha fatto la Resistenza - noto con il nome di battaglia di Ulisse. Oriana lo incontra per chiedere spiegazione di una critica. Lajolo, scherzando, mette sul tavolo una pistola. Lei, senza fare una piega, ci mette il rossetto.

Dopo aver messo sottosopra le celebrità di Cinecittà, riserva lo stesso trattamento ai divi di Hollywood. Creature egocentriche, abituate a fingere.
Oltreoceano cerca di imparare tutto quello che può dai colleghi americani. Capisce che l'America è il tempio dell'informazione. Ottiene un permesso permanente che poi le permetterà di trasferirsi a New York.

Inattese, certe sfumature della sua personalità che emergono dalla biografia di Cristina De Stefano. È un'ottima cuoca. Ha paura di volare. Durante i viaggi in aereo ricama, eccelle nel piccolo punto.
Innamorata, è una donna insospettabilmente fragile. 

Qaundo tra il 1963 e 1964 segue gli astronauti della Nasa a Houston, Oriana Fallaci è già una penna di successo: il soggiorno servirà per gli articoli da corrispondente e un libro.
"Se il sole muore" non delude le aspettative di vendite, anzi.
La trasferta americana è interrotta dalle condizioni di salute della madre.
Nel frattempo, è diventata l'amica degli astronauti. Tra loro, Charles Conrad, per tutti Pete. Nel luglio del 1969 il mondo assiste con il fiato sospeso al primo allunaggio. Oriana è lì, in prima fila, a Cape Kennedy. Sarà Neil Armstrong a entrare nella storia. Pete, sulla luna, ci arriverà qualche mese dopo, senza clamore. Lassù porterà, come le ha promesso, la foto di Oriana bambina in braccio alla madre. Un ricordo conservato, nonostante la brusca fine dell'amicizia, con dedica: «Cara Tosca, abbiamo portato questa fotografia a bordo dello Yankee Clipper fino all'Oceano delle Tempeste, sulla Luna. 14-27 novembre 1969, per Oriana. Firmato: il comandante dell'Apollo 12!».

Nel novembre del 1967, a 38 anni, la Fallaci parte per il Vietnam per l'Europeo. A Saigon c'è un solo nome che conta nel mondo dei media, e non solo. È François Pelou dell'Agence France-Presse. Ha 42 anni. È un veterano del giornalismo internazionale. Nonostante tutto quello che ha visto e vissuto, è ancora incapace di abituarsi alla morte. Proprio come Oriana.
Sono tempi “felici” per i corrispondenti di guerra. Basta esibire il pass e si ha accesso ovunque. Oriana è la prima donna reporter di guerra in Italia. Non si tirerà mai indietro. I suoi pezzi saranno ripresi dalla stampa internazionale e confermano la bravura di una fuoriclasse. 

Incontra François. Si innamorano.
Tra le carte di guerra, Oriana appunta: «Alle sei è arrivato François, mezzo addormentato. Sbadigliando ha spalancato la portiera dell'automobile, e m'ha fatto entrare. Per strada ha parlato di tutto fuorchè di vietcong e aereoplani, occupandosi principalmente di vincere il sonno. A Biên Hòa s'è accorto che non avevo gli scarponi militari, portavo i mocassini, e s'è svegliato di colpo. Gridava che se avessi dovuto buttarmi col paracadute mi sarei spaccata in cento pezzi le gambe, che alla guerra non dovrebbero accettare le donne e gli idioti, che ormai era tardi per tornare indietro e cambiare quei mocassini eccetera. Così gridando se n'è andato via senza nemmen salutarmi».
In quell'occasione chiede una sorta di attestato della velocità raggiunta in missione per mostrarlo agli amici astronauti.
Anche Pelou ricorda l'episodio: «Oriana era una leonessa, pronta a qualsiasi esperienza. Eppure aveva questi lati da sprovveduta, da irresponsabile. Quella volta dei mocassini mi arrabbiai perchè salire sugli aerei militari con scarpe del genere poteva esser pericoloso. Oriana mi parlava sempre dei bombardamenti a Firenze quando era ragazzina, di suo padre partigiano, del suo ruolo di staffetta durante la Resistenza, ma in realtà non conosceva le azioni di guerra. Imparò tutto qui e i suoi reportage furono eccezionali».

Nell'ottobre del 1968 Oriana Fallaci va a Città del Messico dove è in còrso una manifestazione contro il governo. È su una terrazza che si affaccia nella Piazza delle Tre Culture, insieme ai rappresentanti della protesta - studenti e operai - e la stampa, quando viene colpita insieme a un collega della Associated Press. Tre scatti fanno il giro del mondo: lei si salva per un soffio, il collega muore.

Comincia la stagione delle celeberrime interviste politiche: Yasser Arafat, Henry Kissinger, Golda Meir, Indira Ghandi, Ali Butto, Khomeini, Gheddafi. Ne nascono scandali, incidenti diplomatici. I potenti della storia la temono.
Fidel Castro e Giovanni Paolo II rifiuteranno di farsi intervistare da lei.

"Oriana. Una donna" è una biografia appassionante. La prima, voluta e autorizzata dal nipote Edoardo Perazzi.
Racconta l'autrice: “Quarantadue chili per un metro e cinquantasei di altezza. Era una cosa su cui scherzava spesso: «La gente, quando mi conosce, rimane sorpresa da tanta pochezza. E io allargo le braccia e dico: Tutto qui!»”. Una forza della natura.

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Carla Paulazzo
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