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Tu eri tutto per me, il nuovo romanzo di Arisa: la storia di un amore che attende di essere vissuto

26/11/2013 02:21
Tu eri tutto per me il nuovo romanzo di Arisa la storia di un amore che attende di essere vissuto

Romanzo - Da oggi in libreria, Tu eri tutto per me è il nuovo romanzo di Arisa: le attese possono durare anni che diventano vite intere.

Tu eri tutto per me: per il pubblico di Bookcity, la kermesse milanese conclusasi la scorsa domenica, Arisa ha presentato in anteprima il suo secondo romanzo edito da Mondadori. 
Cantante, attrice, doppiatrice e scrittrice: sono alcune delle anime di Arisa, artista a tutto tondo con tanti impegni a sorpresa per il futuro prossimo - nell'aria una svolta di carriera da produttrice discografica o magari, chissà, una collaborazione con Laura Pausini: “In me convivono tante persone nello stesso porto”. Arisa è un vulcano di idee.
Intanto, esce oggi l'atteso romanzo. 

I protagonisti – Lara è una giovane donna che sceglie di ritirarsi nella solitudine della montagna aspettando "l'ospite per la cena di natale". L'attesa per l'uomo, l'unico e suo grande amore, è raccontato in due capitoli - due giorni, un'antivigilia e la vigilia di natale - in un crescendo di impatto emotivo, poi anche fisico, man mano che il rito dei preparativi necessita maggiore attenzione e il finale narrativo si prepara al colpo di scena finale.
Arisa autrice asseconda il piacere dell'attesa di Lara come “un entrare e poi riemergere dall'acqua”. Le incursioni nell'infanzia della protagonista ne illuminano il candore emotivo, la gioia legata al momento dell'attesa:
“Il trucco è non guardare dalla finestra: se non lo fai, poi la persona arriva. È un gioco che facevo sempre con mia nonna, da bambina, quando andavo a trovarla in campagna e il venerdì sera aspettavo che arrivassero i miei genitori rimasti in città a lavorare. Ci affacciavamo alla finestra, due ore, un'ora prima, guardando giù con la speranza di vedere spuntare l'automobile. La voglia di vederli era tale che bastava scorgessi una macchina appena appena simile, dello stesso colore, che cominciavo a gridare, con un'eccitazione immensa che forse si prova solo da bambini. Mia nonna mi teneva stretta intorno alla vita, preoccupata che mi sporgessi troppo dal davanzale, ma non osava spegnere il mio entusiasmo, tanto che, partecipe della mia gioia, fingeva che fosse l'auto giusta. Se erano un po' in ritardo, mia nonna diceva «facciamo un gioco» e tirava fuori dei fogli di carta, delle matite colorate; ma io non volevo e le chiedevo almeno di lasciarmi stare seduta sul tavolo accanto alla finestra per intravvedere almeno un pezzo di strada, quasi per prepararmi all'emozione di vederli spuntare dalla porta. «Se non guardi dalla finestra, vedrai che arrivano» mi diceva a questo punto e io tentavo di non farlo, ormai convinta che se avessi lanciato uno sguardo oltre il vetro avrei allontanato la loro apparizione di qualche minuto”.

Lui, il protagonista maschile, invece non ha nome. E' un conquistatore seriale – lo definisce scherzosamente, ma non troppo, Arisa.
“Che silenzio, c'è un silenzio assordante questa mattina, sento in lontananza lo scorrere dell'acqua di una fontanella che sarà a mezzo chilometro da qui. Mi sollevo dal letto, con fatica. Da un pò di tempo, la mattina mi sento un po' debole, fiacca, mi fanno male le ossa. Ho male alla testa, indosso una camicia da notte di lanetta, non proprio sexy ma decisamente comoda, però ti prometto che se stasera, oggi, fra un'ora tu arrivi e ti fermi, non la metterò più, solo cose carine, non da montanara.
Accendo la stufa e in un attimo si diffonde nella stanza l'odore di legna che sostituisce quello di bottiglie alcoliche vuote: sul tavolo della cucina c'è un po' di Martini Bianco, un amaro Montenegro e un piatto con qualche residuo di cibo. Ieri devo avere un po' esagerato: sapevo che saresti arrivato oggi ma, ammetto, un po' di delusione l'ho provata quando sono andata a letto da sola. Sento le tempie pulsare e lascio subito perdere. Il passato, perchè il passato? Ci sono un sacco di cose da fare nel presente”.

Arisa spiega: "Secondo me, la protagonista di questo romanzo sa benissimo che in realtà non ci sarà più un amore. Ci sono cose che noi amiamo raccontarci per andare avanti e costituiscono l'alibi della nostra prigione. Tu eri tutto per me è il manifesto di qualcosa che è con te ma, allo stesso tempo, non ti appartiene più".
In parte ispirato da una vicenda sentimentale di Mia Martini, il romanzo è la parabola di un amore non condiviso, la storia di una solitudine “in un mondo che c'è, ma non ti tocca”.

Cos'è l'amore? ci chiede Arisa - Un ideale di perfezione che può tramutarsi in gabbia. Un mutaforma capace di solidarizzare con una molteplicità di aggettivi “autosostitutivi”.
La mancanza di impegni maggiorano il senso di solitudine, terreno prediletto della depressione.
È, invece, importante - sottolinea Arisa - coltivare una routine. La disciplina, scandita da orari da rispettare, e la ritualità dei piccoli gesti sono un'ancora di salvezza, “la gruccia” della vita: "Non bisogna soffermarsi sulle frustrazioni e non bisogna porsi limiti. Anche la solitudine secondo me è uno stato che ci creiamo noi, quando ci chiudiamo in casa e non guardiamo neanche più dalla finestra. Invece, a volte basterebbe così poco per darsi un'alternativa. Questo libro è dedicato alla vita che è il dono più bello”.

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Carla Paulazzo
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