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Gonna o pantalone: optional e criticità, l'importante è che se ne parli!

27/11/2013 07:00
Gonna pantalone optional criticità l'importante che se ne parli

Maschio oppure femmina che sia la persona che ci sta innanzi e che continuiamo a guardare in cerca di gocce di stile, porterà forse dei pantaloni od una gonna o magari una gonna-pantalone. Tutte scelte plausibili e ricche di stuzzicanti possibilità. Peccato che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace…

Gonna o pantalone, l’importante nel mondo odierno pare sia evidenziarsi. Fare notizia. Dare nell’occhio insomma. E, seppure il detto “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace” sia molto carino e senza dubbio democratico, può capitare di domandarsi se il soggetto che ci sta davanti soffra invero di disturbi visivi, se sia solo un esibizionista o se magari il bon ton sia temporaneamente deceduto. Sì, perché, ad esempio, succede non di rado d’imbattersi in ragazze che sfoggiano minigonne inguinali senza per nulla avere non dico le gambe di Julia Roberts in “Pretty Woman”, ma quantomeno degli arti inferiori graziosi.  Oppure capita di vedere donne attempate agghindate come ragazzine il giorno della Prima Comunione. E magari di sorprenderle in qualche tentativo d’approccio amoroso rivolto a giovanetti! Per non parlare di quegli uomini capaci di girare in città abbelliti di cravatta a pallini, camicia a righe e pantaloni scozzesi…

Sembra fantasia, ma non lo è. Il grande permissivismo della nostra società in molti campi pare aver condotto, in alcuni casi, ad una completa mancanza di buon gusto e di consapevolezza di sé. Ognuno si vesta come crede, per carità, ma poi non ci si stupisca se nascono scuole e corsi per dare consigli in merito, sperando forse in una redenzione collettiva che porti quantomeno ad un livello soddisfacente d’amenità. Perché è vero che con il tempo i canoni della bellezza sono cambiati, e per fortuna, ma è altrettanto vero che, come ciascuno è padrone del proprio corpo, imporre brutte visioni al prossimo non può reputarsi cosa buona, né giusta.

Se sono lontani i classici canoni dell’arte greca, i quali indicavano la via del modulo, dell’armonia, dell’ordine, della proporzione e della simmetricità, tuttavia sarebbe bene che ciascuno di noi si facesse un esame allo specchio per capire quale abito ci valorizza e quale ci impoverisce, nonché quale vestito sia più opportuno indossare o meno in determinate circostanze. Gli uomini potranno scegliere fra una miriade di pantaloni, indumento probabilmente nato in origine per cavalcare, in Persia, molti secoli prima di Cristo. E le donne potranno optare anche per una gonna, abito odiato od amato, a seconda che si legga in esso un simbolo d’oppressione o di liberazione.

In questi mesi sta tornando di moda anche la gonna-pantalone, abbinata al tailleur: un tocco di stile atto a rivedere e a rendere più attuale il look in circostanze dove professionalità ed eleganza sono chiamate a fare pendant. Nella collezione Chanel autunno-inverno 2013-2014 simile capo, ibrido perché coniuga in sé sia la praticità di un paio di calzoni che la sensualità di una gonna, trova ampio spazio. Sposa le atmosfere del tweed e del tartan in un gioco di accostamenti con spessi maglioni e di sovrapposizioni con altri abiti. Nato negli anni Trenta del Novecento, popolare nei primi anni Ottanta in una versione a metà tra pantaloni da gaucho e bermuda, nonché rispolverato l’anno scorso stile gonna al ginocchio o longuette messa sopra i calzoni, si tratta di un optional d’alta vestibilità sfruttabile nei contesti più variegati. Soluzione intrigante per tutte coloro che si mostrano indecise su quale riflesso affidare al proprio specchio.

D’altronde non è sempre facile per le donne orientarsi nel mondo odierno, che richiede costantemente loro di assolvere parecchie funzioni, assai diversificate e talvolta piuttosto problematiche da conciliare: oggi l’essere muliebre è chiamato all’istruzione, all’indipendenza, al lavoro pubblico in società, ma anche, come lo è storicamente per tradizione, al matrimonio, alla maternità ed all’accudimento familiare. Se di giorno deve, in senso metaforico, “portare i pantaloni” per farsi rispettare in azienda (magari da sottoposti di sesso maschile), la sera può rientrare in una casa dove c’è prole bisognosa di tenerezza e forse un marito che, al calar della notte, sogna di veder comparire una moglie iperseducente tra le lenzuola! Angeli del focolare o demoni in gonnella stile Carmen, le donne di questo secolo devono saper padroneggiare, e dunque “vestire”, molti ruoli.

 
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Scritto da
Silvia Niri
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