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Basta piangere! di Aldo Cazzullo, un'iniezione di fiducia per un Paese che aspetta di passare la 'nuttata'

14/11/2013 14:00
Basta piangere di Aldo Cazzullo un'iniezione di fiducia per un Paese che aspetta di passare la 'nutt

Basta piangere! Storie di un'Italia che non si lamentava di Aldo Cazzullo: l'inviato ed editorialista del Corriere della Sera racconta ai giovani un passato recente in cui non esistevano i vantaggi offerti dall'era digitale, eppure "il futuro non era un problema, ma un'opportunità".

Aldo Cazzullo presenta Basta piangere!Storie di un'Italia che non si lamentava (Mondadori): un appuntamento gremito, quello che si è svolto ieri alla Libreria Coop Ambasciatori di Bologna. Sono intervenuti Giorgio Guazzaloca, Fabio Roversi Monaco e Filippo Andreatta. Le letture affidate a Marco Alemanno.
Vi proponiamo in sintesi alcuni contributi dell'incontro.

Dal libro: “Non ho nessuna nostalgia del tempo perduto. Non era meglio allora. È meglio adesso. Un'adolescente dell'Italia di oggi è l'uomo più fortunato della storia. Anche se nato in una famiglia impoverita dalla crisi, ha infinitamente più cose o opportunità di un ragazzo di qualsiasi generazione cresciuta nel Novecento”.
La casa riscaldata, l'acqua corrente, i mezzi di trasporto, il pc e i telefonini: la tecnologia annulla le distanze e abbatte le barriere, entrare in contatto con il mondo globale oggi è estremamente semplice.
“Quel poco che avevamo era infinitamente più di quello che avevano avuto i nostri genitori e i nostri nonni. Era questa consapevolezza che ci impediva di piagnucolare. Anche perchè in casa c'era sempre qualcuno che, se ti vedeva triste, abbattuto, scoraggiato, ti diceva: «Adesso basta piangere!»”.

Spiega Cazzullo: “Basta piangere! Non è una frase polemica. I nostri figli non sono nati nel Paese sbagliato. Le generazioni precedenti hanno combattuto la guerra e ricostruito un Paese fisicamente e moralmente distrutto. Mi ricordo le Olimpiadi insanguinate del '72, gli anni di piombo, il terrorismo, l'austerity. L'Italia era un Paese più violento, più inquinato, più maschilista - con la differenza che il femminicidio non faceva notizia. Oggi i nostri figli li viziamo, li assecondiamo, senza prepararli alle difficoltà. È un Paese fermo che aspetta che passi la nuttata. C'è sfiducia, ma anche tanta energia e forza morale, un patrimonio che in qualche modo si è disperso”.

Il professor Andreatta considera i grandi cambiamenti dell'ultimo trentennio in Italia e nel mondo. Negli anni 70 si combatteva la fame, ora la stiamo sconfiggendo. I continenti più poveri si affacciano a un mondo migliore. E crescono. Con Ruanda, Mozambico, Uganda ed Etiopia, l'Africa è uno di questi.
In Italia, invece, cresce la sfiducia nelle istituzioni. La cultura è più cosmopolita, ma il sapere più superficiale. C'è energia, ma disorientamento. Non si fanno più figli. Tra un ventennio, il rapporto tra lavoratore (precario) e pensionato sarà di uno su due. La scuola non è più un ascensore sociale. Solo il 10% dei figli di genitori non laureati va all'università. Negli ultimi 40 anni le diseguaglianze sociali si sono ridotte, oggi la tendenza è inversa. Ci sono meno aspettative: non è questo un modo per uscire dalla crisi.
I progressi della scienza hanno migliorato, e migliorano, le aspettative di vita. Tuttavia si assiste a una sorta di perversione, di distorsione di questo potere. Cambiano i riferimenti e i modelli di vita: se non si è sani, belli, giovani e famosi non vale la pena di vivere. Non c'è posto per la diversità. L'anomalia, una caratteristica fisica diversa, vengono stigmatizzate.

Guazzaloca riflette sull'opportunità di vedere il bicchiere mezzo pieno. Da una parte, c'è la generazione cresciuta negli anni di piombo. Dall'altra, quella precedente che ha combattuto la guerra. Il tema è complesso. Il libro di Cazzullo dovrebbe ispirarne altri dieci.
Il giovane di oggi è il più fortunato della storia perchè ha l'iPhone e l'iPad?
“L'Emilia Romagna sazia e disperata” è un ammonimento del cardinale Biffi che risale al '92. E una ricerca dell'epoca ha messo in luce un dato inquietante: l'Emilia Romagna registra il reddito e, contemporaneamente, il tasso di suicidi più alto: "Siamo sazi e anche un po' disperati, o i più felici della storia?” si chiede Guazzaloca.

Fabio Roversi Monaco ricorda che i progressi della tecnologia servono in un contesto in cui sono strumenti, non obiettivi finalizzati. Ai giovani, invece, è tolta la possibilità di contestualizzare. La logica del branco non ha motivazioni profonde, nè obiettivi. Discende dall'irruzione violenta di strumenti tecnologici. Genera indifferenza, incapacità di convivenza civile, di stare al mondo con gli altri. Rispetto al passato, è una scala di valori diversi quella che prevale. 

Dal libro: “I nonni entravano nell'età in cui si aspettava la morte. So che oggi può sembrare impossibile, ma solo poco tempo fa a sessant'anni si era vecchi. (…) Il conforto era che non si moriva da soli, ma in case abitate da persone care. Negli ultimi tempi, la casa dei nonni non era più piena di vita come una volta. Non si sentiva l'«odore delle case dei vecchi», come dice Jep Gambardella ne La grande bellezza, ma si avvertiva il peso della malattia, la stanchezza del vivere, la paura della fine. Il nonno si angustiò molto all'idea che il suo primo nipote non volesse più fare il liceo classico, e vagheggiasse di studiare agraria per amministrare le terre che lui aveva comprato con anni di lavoro durissimo. La macelleria era stata ceduta e da lì a poco sarebbe diventata un'agenzia immobiliare. I garzoni si erano messi in proprio e non giravano più per casa. Li rivedemmo in chiesa per il funerale. Tutti vollero portare la bara, che pareva un enorme millepiedi. Il nonno, che rideva di rado, si sarà senz'altro divertito. Nella bara mettemmo le cose che amava: le foto dei nipoti, le poesie di Trilussa, e il dizionario da cui non si separava mai, per non sbagliare una parola in italiano, lui che pensava piemontese”.

Sulle orme dei sacrifici dei padri e dei nonni e di tanti connazionali, Cazzullo rivolge l'appello al pubblico presente: "È giusto criticarla, ma questa Italia è l'unica che abbiamo, non possiamo gettarla via. Non possiamo tirarci fuori. E allora non diciamo «questo Paese», ma il nostro Paese".

 
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Scritto da
Carla Paulazzo
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