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Intervista alla regista Silvana Palumberi: il poeta Jorge Amado rivive in un vitale documentario

03/09/2013 11:04
Intervista alla regista Silvana Palumberi il poeta Jorge Amado rivive in un vitale documentario

La regista Silvana Palumberi risponde alle domande di Mauxa per la rubrica “Di che cultura sei?”

Mauxa intervista Silvana Palumbieri, regista del documentario “Realtà e magia di Jorge Amado”, prodotto da Rai Teche e presentato nella versione portoghese nella Fundação Casa de Jorge Amado,

D. Come mai hai scelto un poeta non italiano come Jorge Amado come argomento di un documentario?
R. Non sono io che ho scelto lui, ma lui che ha scelto me. A Roma  Antonella Roscilli è un brasilianista, per una vita stretta amica della moglie di Amado, Zelia Gattai,  e sua biografa. Ma anche esponente di spicco della Fondazione Jorge Amado. A Barbara Scaramucci, direttore di Rai Teche, Antonella Roscilli ha fatto presente che il 2012 era il centenario della nascita di Amado, che le sue permanenze in Italia sono state costanti, profondi i legami col nostro Paese. Come parte del  servizio pubblico televisivo RaiTeche non solo garantisce l'attività di visione e cessione di materiali di teca, ma ha anche sviluppato una puntuale  attività produttiva. Così i documentari prodotti da RaiTeche vengono  inseriti nella progettazione culturale di grandi eventi, quali biennali d'arte, convegni universitari,  rassegne, retrospettive, mostre, fiere culturali, celebrazioni.  Così è successo per questo docufilm.  Una grande serata-evento in onore di Amado all’Ambasciata Brasiliana in Piazza Navona, con interventi di professori dell’Accademia di lettere brasiliana di Rio, e con  la presenza delle cattedre  di lingua portoghese delle varie università italiane

D. In “Realtà e magia di Jorge Amado” hai usato la tecnica del Found footage. Come mai?
R. La ricchezza espressiva che questo linguaggio consente  ad un autore mi ha portato progressivamente ad esprimermi. Viene impiegato un girato preesistente, materiali visivi di diversa origine, successivamente reinventati in un nuovo assetto filmico. I generi tradizionali, sia letterari che iconici, vengono trasformati in  una figura stilistica molto più ampia, dotata  di originale  vitalità espressiva. Alla base di molti di questi docufilm ci sono le  Teche Rai. Immenso accumulo della memoria fantasmagorica di un secolo. Straordinario duplicato di immagini e suoni, che riproducono la realtà materiale, luoghi e situazioni, brani di convegni, interviste, dialoghi,  confessioni di uomini di cultura, politici, artisti. E tutte le forme della creatività  dello spettacolo: film, opere teatrali, documentari, sceneggiati televisivi, interventi di attori, provini, riprese sul set, trailer. Una realtà mobile, mantenuta attuale dal continuo fluire di nuove immagini. 

D. In base a quale criterio hai assemblato i vari materiali?
R. La  sceneggiatura che ho scritto percorre la vita di Amado.  I materiali iconografici di riferimento sono le foto tratte dai suoi album di famiglia, le molteplici e lunghe interviste rilasciate alla Rai, e i film tratti dalle sue opere Gabriella Garofano e cannella  Dona Flor e i suoi due mariti, Tienda dos Milagres, Jubiabà, Tieta de Agreste. Le illustrazione di suoi libri di Santarosa e di Floriano Texeira. E poi le immagini della società brasiliana degli anni trenta, dei mercati, delle foreste e delle spiagge dello stato di Bahia, le bellissime ragazze ancheggianti, le chiese, i caseggiati in stile coloniale, le incisione del Brasile delle origini.

D. Qual è il tuo libro preferito, perché e ti ricordi dove lo hai letto?
R. “Il processo” di Kafka. Le ossessioni dell’infinito, del rinvio infinito, della subordinazione gerarchica. La depressione e l’orrore ottenute con ambienti  quotidiani, mediocri, burocratici. Uno stile incolore esalta l’atmosfera fantastica della storia. L’ho letto  in una calda estate,  in tante  sedie a sdraio su una spiaggia del Mediterraneo, poi le poltrone, i divani, i letti della casa che affacciano sul mare e il mio rapimento di lettrice non si placava mai. Così in un paese di pietra e di sole della Puglia che si chiama Trani ho amato Franz Kafka.   

D. Qual è il tuo film, attore e attrice preferito e perché?
R. “La donna che visse due volte” di Alfred Hitchcock. La capacità di dar immagine al mondo interiore, di raccontare processi psicanalitici complessi. La recitazione dei due attori protagonisti James Stewart e Kim Novak connotata dai sentimenti e essenziale  nell’espressività,  l’uso della camera essenziale e sofisticato, gli effetti speciali funzionali ai deliri della psiche.  L’attrice preferita è Marilyn Monroe sensuale, fragile, trasgressiva, ironica e una corporalità significante. L’attore preferito è Robert De Niro, versatile dotato di una personalità prorompente, con una vena sorniona e a volte irridente ha dato vita a una gamma di personaggi a limite della psicopatologia.

D. Qual è la tua serie tv preferita e perché?
R. “Law and Order” in cui si parte  da un crimine , a cui segue una prima parte investigativa attuata da una coppia  di detective e una  seconda parte  legal drama, basato sul  processo condotto dalla procura distrettuale. Questa  serie  è imperniata su  tecniche narrative che realizzano un linguaggio visivo sofisticato. Quasi in competizione con l’attualità più stringente  e con  gli avvenimenti, questa serie  riesce  a dare   forma all’informe fluire dell’informazione. Si misura  in diretta con l’incalzare degli avvenimenti e dell’attualità più stringente. La scenografia  ha una forte caratterizzazione, connota immediatamente il contesto sociale dell’azione. La fotografia è elaborata e di alta qualità, i movimenti di camera sono complessi, macchina a mano, piani sequenza, dolly. Lo stile recitativo intenso caratterizzato da espressività essenziale. Il ritmo è compresso, montaggio asciutto.

D. Qual è il tuo prossimo progetto?
R. La visione che ho di quello che farò è dentro di me. Per scaramanzia o per  pudore non la manifesto mai.

 
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