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Intervista alla scrittrice Carla Maria Russo, la modernitÓ de La regina irriverente

01/08/2012 09:12
Intervista alla scrittrice Carla Maria Russo la modernitÓ de La regina irriverente

Mauxa ha intervistato Carla Maria Russo, autrice de La regina irriverente (2012, Piemme Edizioni), romanzo finalista del premio Acqui Storia per la sezione romanzo storico.

Carla Maria Russo, la modernità de La regina irriverente. ">Intervista alla scrittrice Carla Maria Russo, la modernità de La regina irriverente. Mauxa ha intervistato Carla Maria Russo, autrice de La regina irriverente (2012, Piemme Edizioni), romanzo finalista del premio Acqui Storia per la sezione romanzo storico. La regina irriverente racconta la vicenda di Eleonora d'Aquitania, contessa di Poitiers fino al 1203 nonché regina di Francia (moglie di Luigi VII) e d'Inghilterra (moglie di Enrico II).

Carla Maria Russo ha pubblicato libri di successo come La sposa Normanna (2004) e Lola nascerà a diciott'anni (2009), ambientato in epoca moderna.

Ti sei cimentata, come nel precedente La sposa normanna nel romanzo storico. Hai mai pensato ad Alessandro Manzoni mentre scrivevi?
Questo romanzo è nato anche come omaggio ai numerosi lettori che avevano tributato un così grande successo a La Sposa Normanna e a Il Cavaliere del Giglio e che mi chiedevano una nuova storia ambientata nel medio evo. Quanto al Manzoni, sebbene sia una fervente ammiratrice de I Promessi Sposi, non mi ispiro a lui, anzi siamo molto diversi. Manzoni perseguiva obiettivi etici e morali molto alti, mentre io non mi prefiggo nessuno scopo didascalico ma solo quello di scrivere una storia avvincente. In secondo luogo, Manzoni conferiva alla Storia ( quella con la S maiuscola) un'importanza assolutamente preponderante, mentre la vicenda privata di Renzo e Lucia era più che altro un pretesto narrativo. Io parto dalla concezione opposta: a me interessano le vicende private e personali, che scelgo in base a due criteri: devono essere molto avvincenti e molto moderne, in grado cioè di parlare al cuore dei lettori di oggi.

Le protagoniste dei miei libri sono donne modernissime, che lottano per affermare il loro bisogni e la loro concezione di vita, all’interno di società ancora più crudeli e maschiliste della nostra e dunque la loro storia acquista un valore simbolico, paradigmatico e ci offre grandi spunti di riflessione. La Storia con la S maiuscola, che era il fulcro della letteratura Manzoni, per me è solo lo scenario, il contesto in cui si sviluppano le vicende dei miei protagonisti. Uno scenario che io cerco di ricostruire con molta cura e documentazione, ma solo perché è importante per conferire spessore alla narrazione e alla costruzione psicologica dei personaggi.

Non ci sono omicidi, che avresti potuto inserire per dare un senso thriller – così di moda - al romanzo. Perché?
Perché io amo partire sempre dalla realtà e dunque rispetto la verità storica della vicenda. Tuttavia non è indispensabile introdurre omicidi per rendere avvincente una narrazione. E infatti una affermazione che accomuna tutti i miei lettori e che vale per tutti i miei romanzi è che, una volta iniziata lettura, non si riesce a smettere! Questo è uno dei complimenti più belli che ho sempre ricevuto. Un lettore ha scritto su Facebook: "vorrei rivolgere una domanda all'autrice: ha previsto, nei suoi romanzi, un escamotage che consenta al lettore di staccarsi dalla lettura il tempo necessario per bere un bicchiere d'acqua?".

Nel romanzo non hai usato un linguaggio dell’anno 1152, neanche citando modi gergali di parlare. Espediente che invece usa Umberto Eco ne Il nome della Rosa ambientano solo 170 anni dopo, nel 1327. Addirittura usi modi di dire giovanilistici: “TI AMOOOO”. Perché?
Premesso che Alìenore ha quindici anni quando il romanzo inizia, e ventinove quando termina, TI AMO non è un modo di dire riservato alla nostra epoca e tanto meno giovanilistico. Basti leggere i componimenti della letteratura cortese elaborati alla corte di Guglielmo IX il Trovatore, nonno di Alìenore. Sapessi in quante sorprese ci si imbatterebbe, rispetto alle paludate convinzioni che abbiamo maturato studiando la letteratura sui censuratissimi libri di testo in voga da sempre nelle nostre scuole! E quanto esplicito erotismo! Pensa al componimento del Trovatore che io riporto nel libro (autentico, ovviamente).

Purtroppo, la tradizione culturale sulla quale si sono formate migliaia di generazioni di studenti, tanto nel campo della storia quanto in quello della letteratura, è infarcita di inesattezze e sciocchezze, in parte da imputare al condizionamento ideologico della religione, in parte al conformismo culturale. Tornando quindi alla tua domanda, credimi, la parola amore, in tutte le sue declinazioni, era usatissima. Quanto allo stile gergale, se ci rifletti, il linguaggio gergale in Il Nome della Rosa, è riservato solo a persone di bassissimo livello culturale. Io stessa ho fatto una scelta analoga in La Sposa Normanna, quando ho descritto l'infanzia di Federico e le sue avventure nei vicoli di Palermo, utilizzando, pensa, espressioni autentiche del dialetto siciliano del 1200 (scovato in biblioteca, contro le mie stesse aspettative!). In quel contesto, il gergo era pertinente ed efficace. In La Regina Irriverente, invece, i protagonisti sono espressione della elite culturale più prestigiosa e raffinata d'Europa.

La corte d'Aquitania ha elaborato per prima la letteratura in volgare e dettato legge in Europa in ogni campo dell'arte. Alìenore era fierissima della sua vasta cultura e tutti i personaggi sono esponenti di classe elevate. Il linguaggio gergale sarebbe stato davvero fuori luogo.

Luigi ed Eleonora nella scena del loro primo atto sessuale occupano sette pagine. Come mai questa pausa descrittiva ampia?
Non si tratta di una scena di sesso e men che meno di atto sessuale ma di una scena di seduzione, che è cosa ben diversa, e segna una svolta cruciale nei rapporti tra i due protagonisti.

Alìenore sa bene che tutta la sua vita futura sarà condizionata dall'andamento di quella prima notte di nozze, ovvero dalla possibilità che lei riesca o meno a sedurre il marito ed attrarlo dalla sua parte, sottraendolo all'influenza di coloro che fino, a quel momento, lo hanno trattato come un burattino e che le saranno tutti molto ostili. Dietro quella scena, c'è molto, molto di più che un semplice rapporto sessuale.

Cosa c'è di attuale in Eleonora d'Aquitania e cosa c’è di te nel personaggio?
C'è tutto di moderno e attuale. Alìenore è una donna con una sua personale concezione dell'esistenza, con obiettivi da raggiunge e bisogni che non intende sacrificare sull'altare del conformismo ideologico.

Possiede cultura e chiarezza di idee e questo spaventa coloro che le stanno intorno, li sconcerta e li induce a reagire nel modo in cui sempre si reagisce contro una donna indocile e poco propensa alla sottomissione: il bando, la critica feroce e, se non basta, la violenza vera e propria.

Alìenore lotta pur sapendo di rischiare moltissimo (e infatti pagherà un prezzo molto alto alla sua determinazione), usando tutte le armi di cui dispone: la bellezza ma soprattutto l'intelligenza acutissima, l'ironia, l'astuzia. Proprio per il modo in cui Alìenore imposta il suo rapporto con il marito (alla pari, secondo la concezione che abbiamo oggi, e non sottomesso, come era obbligo a quei tempi), anche le dinamiche di coppia tra lei e Luigi risultano, a mio avviso, quanto mai moderne perché, nonostante i due ragazzi facciano di tutto per far funzionare il matrimonio, esso subisce i contraccolpi e le pressioni che ogni coppia moderna subisce, tanto quelli esterni (il contesto sociale), quanto, e soprattutto, quelli interni, ovvero la diversità di carattere e di storia personale dei due protagonisti. Se mi rispecchio in Alìenore? Certo, altrimenti non avrebbe esercitato su di me questa forte attrazione. Ma lei è più decisa e coraggiosa dunque per me è un modello cui ogni donna moderna dovrebbe tendere. 

 
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