I promessi sposi

Descrizione

"I promessi sposi" è un romanzo storico di Alessandro Manzoni, considerato uno dei più importanti della letteratura italiana prima dell'unità nazionale. Fu pubblicato in una prima versione nel 1827 e, in seguito, nella versione definitiva fra il 1840 e il 1841.

Ambientato dal 1628 al 1630 in Lombardia durante l'occupazione spagnola, fu il primo romanzo storico della letteratura italiana, l'opera più rappresentativa del Risorgimento e del romanticismo italiano: una pietra miliare, ma anche un passaggio fondamentale per la nascita della lingua italiana. È una delle letture obbligate del sistema scolastico italiano.

Romanzo storico, ma anche di formazione e per alcune ambientazioni e vicende presenti (la Monaca di Monza, il rapimento di Lucia segregata poi nel castello), ha anche caratteristiche dei romanzi gotici sette-ottocenteschi.
Il romanzo tuttavia ha radici profondamente cristiane, dominato dalla Provvidenza nella storia dei protagonisti. Il male è presente, ma Dio non abbandona gli uomini: la fede nella Provvidenza, nell'opera manzoniana, permette di dare un senso ai fatti e alla storia dell'uomo.
La maestria del Manzoni nel tratteggiare i suoi personaggi emerge soprattutto nei dialoghi, scritti con sottile cura, che spesso sono i veri rivelatori della psicologia e delle motivazioni dei personaggi.

La prima idea del romanzo risale al 24 aprile 1821: Manzoni comincia la stesura del "Fermo e Lucia", componendo in circa un mese e mezzo i primi due capitoli e la prima stesura dell'Introduzione. Interruppe però il lavoro per dedicarsi al compimento dell'"Adelchi", al progetto poi accantonato della tragedia "Spartaco", e alla scrittura dell'ode "Il cinque maggio".
Dall'aprile del 1822 il Fermo fu ripreso e portato a termine il 17 settembre 1823 (pubblicato nel 1915 da Giuseppe Lesca col titolo "Gli sposi promessi"): in questa prima edizione è presente, in nuce, la trama del romanzo.

Il "Fermo e Lucia" e' da considerare opera autonoma, del tutto indipendente dalle successive elaborazioni dell'autore. Rimasto per molti anni inedito, il "Fermo e Lucia" e' stato riscoperto dalla critica con grande interesse. Nella seconda introduzione a “Fermo e Lucia”, l'autore definì la lingua usata: “un composto indigesto di frasi un po' lombarde, un po' toscane, un po' francesi, un po' anche latine; di frasi che non appartengono a nessuna di queste categorie, ma sono cavate per analogia e per estensione o dall'una o dall'altra di esse. “
Anche i personaggi appaiono meno edulcorati e forse più pittoreschi di quella che sarà la versione definitiva: sullo sfondo la Lombardia del XVII secolo si mostra l' eterna oppressione dei potenti nei confronti degli "umili", riprendendo il tema già presente nell'”Adelchi” dei "due popoli", quello degli oppressi e quello degli oppressori.

Una seconda stesura dell'opera (la cosiddetta “Ventisettana”, che è la prima edizione a stampa) fu pubblicata da Manzoni nel 1827, con il titolo "I promessi sposi, storia milanese del sec. XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni": riscosse un notevole successo. La struttura più equilibrata, la riduzione del "romanzo nel romanzo", ovvero la storia della Monaca di Monza, la scelta di una rappresentazione più aderente al vero sono le differenze dal "Fermo e Lucia".
Manzoni non era, tuttavia, soddisfatto: il linguaggio dell'opera era ancora troppo legato alle sue origini lombarde. Nello stesso 1827 egli si recò, perciò, a Firenze, "per risciacquare i panni in Arno", e sottoporre il suo romanzo ad un'ulteriore e più accurata revisione linguistica. Eppure, molti lettori del romanzo preferiscono la “Ventisettana” per la ricchezza delle sue scelte lessicali, e per il retrogusto schiettamente lombardo, che rendono questa versione più agile rispetto a quella successiva, quella "ufficiale" studiata a scuola.

Tra il 1840 e il 1842, Manzoni pubblicò quindi la terza ed ultima edizione de “I promessi sposi”, la cosiddetta “Quarantana”, cui oggi si fa normalmente riferimento.
Secondo un tipico cliché della narrativa europea fra Settecento e Ottocento, il narratore prende le mosse da un manoscritto anonimo del XVII secolo, che racconta la storia di Renzo e Lucia. Nulla sappiamo dell'autore di questo manoscritto, salvo che ha conosciuto da vicino i protagonisti della vicenda, e non si esclude che lo stesso Renzo possa aver reso edotto questo curioso secentista lombardo della sua storia: consuetudine che sta alla base del moderno romanzo realistico-borghese, racconto di fantasia che, spesso, non disdegna di proporsi ai suoi lettori come documento storico reale.
Infine, chiude il romanzo, la Storia della colonna infame, in cui Manzoni ricostruisce il clima di intolleranza nei processi contro gli untori, al tempo della peste. Non è un'appendice ma il vero finale del romanzo, come dimostra l'impaginazione stessa, stesa dallo stesso Manzoni.

Tre sono i principi fondamentali osservati dal Manzoni per il suo capolavoro:
il vero per soggetto: l'autore mette al centro la ricostruzione storica degli eventi che caratterizzarono quei luoghi a quel tempo;
l'utile per iscopo: l'opera deve mirare ad educare l'uomo ai valori che Manzoni vuole diffondere;
l'interessante per mezzo: l'argomento del romanzo deve essere moderno, popolare, e quindi avere forti legami con la realtà contadina ed operaia.

Manzoni si e' inoltre ispirato all'"Ivanhoe" di Walter Scott, la "Storia Milanese" (del 1600) di Giuseppe Ripamonti, a Samuel Richardson, Jane Austen, Thomas Hardy, Matthew Gregory Lewis, Ann Radcliffe, William Thackeray. Anche riguardo all' Innominato, Manzoni ha tratto la lezione dei poeti romantici inglesi e tedeschi come Schiller e Byron. Egidio e don Rodrigo ricordano gli eroi libertini del Settecento francese , moralmente anticonformisti, dissacratori della tradizione come i protagonisti dei romanzi del Marchese De Sade.
Per la storia della monaca di Monza si è trovato un riferimento nel romanzo "La monaca" di Diderot: nel romanzo di Diderot manca la cupezza tragica di Manzoni.
Sono riscontrabili anche echi dal romanzo epistolare Giulia o "La nuova Eloisa" di Jean-Jacques Rousseau: per esempio, nella descrizione del paesaggio del lago di Ginevra (il lago di Como nel romanzo manzoniano) e nella somiglianza di Giulia (lettera XVIII, III parte) con Lucia. Infine, le avventure di Renzo richiamano quelle del picaro dei romanzi picareschi spagnoli del XVI e XVII secolo.

 

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Info

Autore

Alessandro Manzoni

Genere

narrativa
classici

Casa Editrice

Newton & Compton

Pagine

768

Prezzo di copertina

€ 8,00

Codice ISBN 10

8817046671

Codice ISBN 13

9788854117860

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