Al Festival del Cinema di Roma sarà proiettato oggi La dolce Vita, il film di Federio Fellini del 1960 che segnò una frattura nel modo di scrivere le sceneggiature.
Non una trama, non uno sviluppo ad ampio raggio del personaggio, ma una reclusione in episodi ognuno auto-conclusivo. Come disse lo sceneggiatori Tullio Pinelli, che conobbi personalmente, non c'era affatto la sensazione di creare qualcosa di innovativo. Si procedeva solo per simboli.
Martin Scorsese ha parlato del film che lui considera uno capostipite della cinematografia: il film "ha rotto l'unità delle regole della narrazione grazie alla sua audacia, ha mostrato che sullo schermo si poteva essere onesti. (...) Dura tre ore, eppure non ha una trama. Lui da allora smise del tutto di fare trame, ma cominciò a dipingere affreschi, murales".
Per quanto riguarda la politicità del film, Scorsese non si risparmia: "Penso che le cose non siano poi così cambiate, da quando Fellini ha sbattuto in faccia a tutti noi il suo capolavoro. Nutriamo gli stessi interrogativi morali, che lui pone con tanta intensità".
Un film che gli spettatori del 1960 vedevano di nascosto, perché considerato troppo audace soprattutto per la scena di Anita Ekberg che fa il bagno nella Fontana di Trevi. Poi il conio della parola paparazzi, che addirittura Lady Gaga ha usato in una canzone. Un film che il presidente Oscar Luigi Scalfaro commentò in un articolo: "La schifosa vita". Una pellicola su cui Billy Wilder espresse questo pensiero: "Alla fine della proiezione, non capii se avevo visto il film più noioso dela storia del cinema, o il più grande".
Il film sarà distribuito dalla medusa in 12 sale, la settimana prossima, gratuitamente. Il restauro, durato 6000 ore - è realizzato grazie alla Cineteca nazionale, la Film Foundation di Scorsese, Gucci e la Medusa.
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