Orso d’oro a Berlino per i fratelli Taviani: in Europa si parla di cinema italiano

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Paolo Taviani

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Vittorio Taviani

Vittorio Taviani

Sabato scorso, Paolo e Vittorio Taviani, rispettivamente classe 1931 e 1929, hanno fatto parlare di cinema italiano in Europa, ricevendo l’Orso d’oro al festival del cinema di Berlino con Cesare deve morire. Erano 21 anni che l’Italia non veniva premiata alla Berlinale.

Se la stampa italiana - giustamente - sta esultando per quello che è a tutti gli effetti motivo di vanto per il nostro cinema, tuttavia il riconoscimento dato all’inseparabile coppia di registi sembra non aver incontrato un giudizio unanime. A una prima lettura, i giornali sembrano tutti d’accordo sul fatto che la pellicola, una docu-fiction ambientata nel carcere di Rebibbia, sezione Fine pena mai, fosse tra le favorite; pare addirittura che a proiezione ultimata ci sia stata una vera e propria standing ovation. Di fatto però, se andiamo a guardare alcuni commenti delle principali testate europee, sorgono i primi dubbi: il quotidiano tedesco Der Spiegel per esempio, definisce la scelta piuttosto conservatrice e The guardian, più moderato, sottolinea comunque che l’apprezzamento del film non è stato universale. Ancora più polemico appare il commento di parte della stampa francese: Libération parla con ironia poco velata di un presidente di giuria, Mike Leigh, magnanimo e di una Berlinale che si ostina a ignorare i film migliori.

In compenso, i diretti interessati non sembrano particolamente scalfiti dalle polemiche: i Taviani sabato hanno mostrato tutto il loro entusiasmo, ringraziando la giuria e rivolgendo un pensiero ai detenuti. E del resto, come dar loro torto? L’ultimo premio internazionale conferito ai due registi risale al 1977, quando hanno vinto la Palma d’Oro a Cannes per Padre padrone e oggi, a ottant’anni suonati, possono dire ancora di essersi tolti un’enorme soddisfazione portando in gara un film particolare, di certo molto più coraggioso di molto cinema nostrano. Quanto alle polemiche e alle discussioni, purtroppo, o per fortuna, sono una parte imprescindibile dei festival cinematografici e di qualsiasi forma d’arte. E questo i fratelli Taviani, coraggiosi e giovani nello spirito, di certo lo sanno.

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