Questa mattina, sarebbe curioso chiedere a Rocco Papaleo, attore, regista, musicista, cosa gli ha dato più soddisfazione finora nella sua carriera.
Di certo a guardare il percorso di questo simpatico e stralunato artista, si può pescare tra le più svariate esperienze e di materiale da scegliere per cercare qualche soddisfazione ce n’è. La prima potrebbe essere il fatto di essere finito in questo mondo quasi per caso: studente di matematica, si ritrova a studiare recitazione perché un’amica lo iscrive a un corso. La seconda potrebbe essere l’aver esordito al cinema con uno dei capisaldi del cinema italiano, Mario Monicelli, che gli dà nel 1989 un ruolo nella pellicola Il male oscuro. Di certo può dirsi soddisfatto di aver lavorato in modo continuativo e con autori piuttosto differenti tra loro: da Virzì a Veronesi, da Placido a Pieraccioni. Forse, l’emozione più grande l’ha avuta nel 1985, quando per la prima volta sale su un palcoscenico debuttando a teatro. Magari per rispondere a questa domanda bisogna invece cercare nel 1997, quando esce il suo primo album di cui è cantante e autore, Che non si dica in giro; oppure basta fare un piccolissimo salto indietro, fino alla fagocitante avventura televisiva appena conclusa, che lo ha visto conduttore del festival di Sanremo insieme a Gianni Morandi.
Probabilmente un’enorme soddisfazione dev’essersela presa l’anno scorso, quando ha ricevuto il David di Donatello come miglior regista esordiente per il suo film Basilicata coast to coast (2010). La pellicola racconta il viaggio strampalato di un gruppo di musicisti che attraversa la Basilicata a piedi da una costa all’altra; il risultato è un film vagamente surreale, dal ritmo lento, come l’andatura dei protagonisti, con tratti poetici e trovate originali, che racconta una Basilicata dall’atmosfera sospesa.
Chissà cosa risponderebbe Papaleo a tutte queste ipotesi? Forse, visto il suo temperamento eclettico e scanzonato, ci direbbe che la più grande soddisfazione deve ancora arrivare con i suoi progetti futuri.




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